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Covid-19, Francesca Squillaci: “Gli anticorpi monoclonali? I ‘guerrieri’ che sconfiggono il virus”

AOSTA – Un trionfo di ottimismo. Un inno alla vita. La luce radiosa dopo le tenebre.

Sorride alla vita Francesca Squillaci, 53 anni, impiegata statale, di Aosta. Dopo un mese di terapia con gli anticorpi monoclonali ha sconfitto la grave infezione polmonare da Sars CoV-2.

Questa disavventura a lieto fine ha inizio lo scorso lunedì 29 marzo, giorno in cui la nostra concittadina si accorge di avere la febbre; per tre giorni la temperatura corporea è ferma sui 38 gradi.

Ho subito contattato i medici del San Raffaele, di Milano, dove sono seguita per una patologia pregressa – racconta Francesca -. Dopo aver assunto Tachipirina per un paio di giorni, la dottoressa mi dice di fare il tampone che risulta positivo. Ho contratto il contagio da Covid-19″.

anticorpi monoclonali

In tempo zero, gli operatori sanitari dell’USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, si recano a casa della donna muniti di ecografo. Emerge, nell’immediato, un piccolo focolaio di polmonite nell’area bassa del polmone destro. Il riscontro è inequivocabile. Immediato il contatto con la dottoressa Silvia Magnani, Infettivologa, Direttrice della Struttura Semplice di Infettivologia dell’ospedale ‘Parini’, di Aosta.

Dopo un breve colloquio – riprende Francesca Squillaci – la dottoressa ritiene che rientri nella casistica per poter essere curata con gli anticorpi monoclonali, essendo ancora nei sette giorni iniziali della malattia. La tempestività della somministrazione garantisce il successo – commenta -. Me lo conferma anche la dottoressa del San Raffaele”.

La dottoressa Magnani organizza il tutto. Francesca viene accompagnata al ‘Parini’ da un’ambulanza della Croce Rossa; viene fatta accomodare in un locale riservato a questa tipologia terapeutica; con lei un altro paziente, di Cha^tillon. Una terapia, in Day Hospital, supportata da controllo elettrocardiografico e monitoraggio ininterrotti. Dopo tre ore, circa, le dimissioni.

Un’unica seduta – sottolinea – da cui traggo un immediato miglioramento e, soprattutto, la conferma dell’allontanamento di un ricovero ospedaliero“. Continua il racconto: “La positività al Covid si trascina ancora per un mese. All’uscita dall’ospedale, mi forniscono un kit in cui vi sono i dispositivi idonei a comunicare il mio stato di salute. Per una settimana, due volte al giorno, digito tre valori. Frequenza cardiaca, ossigenazione e temperatura. Valori monitorati sia dai medici Usca sia dagli Infettivologi dell’ospedale”.

Dopo tre tamponi in cui emerge ancora la positività al contagio, Francesca Squillaci constata la fine della malattia al quarto tampone che, finalmente, risulta negativo. Siamo allo scorso 20 aprile, “il giorno in cui, finalmente, sconfiggo la grave infezione. Una disavventura non certo facile. Ma grazie alla professionalità dei medici che mi hanno presa in carico, oggi posso raccontarla. Vorrei, soprattutto, trasmettere fiducia e coraggio a chi, come me, ha un fisico indebolito, seppure in maniera lieve, da patologie pregresse. Dal Sars-CoV-2 si guarisce in maniera assoluta. L’importante è la tempestività della cura. Non potrò mai dimenticare la grande professionalità e l’umanità degli Infettivologi del nostro ospedale”, la chiosa conclusiva di Francesca Squillaci.

La dottoressa Silvia Magnani conferma gli “ottimi riscontri ottenuti con questa terapia all’avanguardia, somministrata in Day Hospital. Un risultato di grande efficacia. Abbiamo trattato con gli anticorpi monoclonali anche altri sei pazienti con fragilità causata da patologie pregresse. Tutti guariti senza problemi”.

Ribadisce l’importanza di una somministrazione entro i sette giorni dalla scoperta del contagio. “Sono garantiti la sconfitta della malattia e, soprattutto, l’esclusione del ricovero ospedaliero”, conclude la Direttrice della Struttura Semplice di Infettivologia del nosocomio di viale Ginevra, fra i primi, in Italia, ad avviare la terapia anti Covid-19 con gli anticorpi monoclonali.

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