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Covid -19: è allarme reinfezioni da varianti, in Italia. Infettivologa Magnani: “Casi ripresentati dopo due mesi. Possibili reinfezioni da Omicron

AOSTA – La pandemia da Covid-19 ha assunto un nuovo ‘volto’ determinato dalle reinfezioni da Omicron. Le categorie più a rischio sono riscontrabili fra le donne, i giovani e gli operatori sanitari.

I dati diffusi nel report dell’Istituto Superiore di Sanità segnalano che “nel periodo compreso tra il 24 agosto 2021 e il 4 maggio 2022 sono stati riscontrati, a livello nazionale, 397.084 casi di reinfezione da Sars-CoV-2, pari al 3,3% del totale dei casi notificati nell’ultima settimana, periodo in cui risulta una percentuale del 5% sul totale dei casi segnalati.

Una fase della situazione epidemiologica riconducibile alla contagiosità di Omicron, aggravata dalle nuove varianti e sotto varianti come Omicron 4 e Omicron 5.

L’Infettivologa Silvia Magnani

L’Infettivologa Silvia Magnani, Direttrice della Struttura Semplice di Infettivologia dell’ospedale ‘Parini’, di Aosta, si esprime con cautela: “E’ difficile dare una risposta in quanto noi tipizziamo a campione. Abbiamo, in ogni caso, avuto dei casi di reinfezione a distanza di due mesi dai precedenti e, quindi, ritengo verosimile che siano stati causati dalla variante Omicron”.

Nel rapporto dell’Iss si legge: “L’analisi del rischio di reinfezione, a partire dal 6 dicembre 2021, data considerata di riferimento per l’inizio della diffusione della variante Omicron, evidenzia un aumento del rischio relativo di reinfezione nei soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni, rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi fra i 90 e i 210 giorni precedenti, nei soggetti non vaccinati e vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni, rispetto a vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni.

“maggior rischio di reinfezione -viene sottolineato nel rapporto dell’Iss – è riscontrabile nei soggetti di sesso femminile, verosimilmente dovuto alla maggiore presenza di donne nell’ambito scolastico (oltre l’80%), ambiente in cui viene effettuata un’intensa attività di screening.

“Inoltre – puntualizza l’Iss – il rischio più consistente si registra nelle fasi di età più giovani, comprese tra i 12 e i 49 anni, rispetto alle persone con età tra i 50 e i 59 anni. Infine – conclude il report – la probabilità di reinfezione è maggiore fra gli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione”.

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