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Commercio: il settore ittico fra i più colpiti dall’emergenza Covid. Calo vendite e prezzi in rialzo

AOSTA – Il caro gasolio e il caro bollette hanno inciso, in termini preoccupanti, sulla filiera ittica italiana. Realtà che ha costretto molti commercianti del settore a riversarsi su importazioni da altri Paesi europei. La riduzione delle vendite è una realtà inconfutabile. Tanto quanto il rincaro di questo pregiato e salutare alimento.

In questo ‘arcobaleno’ di disorientamento generale, i protagonisti del comparto hanno modificato, al completo, il sistema vendite, organizzandosi per le consegne a domicilio; opzione che ricalca la linea scelta dai ristoratori con l’asporto.

Sì, è diminuita la vendita del pesce”, conferma uno dei titolari della Pescheria Berlati, nella centrale Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto, ad Aosta. Ha molta fretta. Liquida la conversazione telefonica, asserendo che, comunque, “abbiamo il negozio pieno. Non possiamo farli aspettare oltre”.

In molte aree del Mediterraneo, una percentuale elevata di titolari di piccoli pescherecci ha dovuto smettere l’attività. Scelta imposta da un bivio inesorabile: continuare e fallire o abbandonare e cambiare registro.

La filiera ittica rappresenta, da sempre, un punto di forza dell’economia italiana. Un traino di notevoli dimensioni devastato dall’esplosione della pandemia da Covid.

Domenico Iannizzi, titolare di una pescheria nel Canavese, sottolinea: “Le vendite sono diminuite, anche se non ho aumentato i prezzi. Il calo più consistente si registra nel pesce azzurro, impegnativo nel pulirlo. La maggior parte dei consumatori predilige il pesce sfilettato“.

Menziona la situazione dei pescatori con barche piccole: Consumano un maggior quantitativo di carburante e, quindi, in proporzione, il pesce costa di più. Oltretutto – sottolinea – rischiano multe pesanti se vengono sorpresi dalla Capitaneria di Porto con quantitativi superiori al consentito”.

Al Carrefour market, di Pollein, gli addetti del settore confermano il calo di vendite: “L’aumento dei prezzi è arrivato a due, tre euro al chilo per i pesci più richiesti: salmone, tonno, pesce spada. Seppure la direzione si impegni a contenere, al massimo, i rincari, la situazione, in generale, non è ancora in rialzo”.

Al Conad, di Saint Christophe, confermano: “Registriamo aumenti per i calamari, in particolare. Per altre tipologie di pesce varia in base al peso. Ma i nostri clienti affezionati continuano a venire. Siamo abbastanza in linea con la pre pandemia”.

Fabio Santacroce, titolare della Pescheria Cernaia, nell’omonima via, di Torino, non ha perso tempo: “La gente non esce più, oppure esce meno. E, allora, ci siamo reinventati nel portare a domicilio gli acquisti. L’aumento dei prezzi è del venti, trenta per cento. Ma la nostra clientela affezionata è rimasta”, assicura.

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