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Centraline idroelettriche a Chamois: Legambiente ricorre al Tribunale delle Acque Pubbliche, a Roma

AOSTA – Si sono rivolti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, di Roma, gli esponenti del Circolo Legambiente Valle d’Aosta dove hanno presentato un ricorso per l’annullamento della concessione regionale di costruzione di due centraline idroelettriche, a Chamois, alimentate dalle acque del lago di Lod. Uno specchio di acqua fra i più suggestivi della Valle d’Aosta, ai piedi del monte Charvaz, con lo sguardo che spazia dalle cime Longhede a Cha^teau des Dames.

Rosetta Bertolin

Rosetta Bertolin, rappresentante del Circolo, argomenta: “Il lago di Lod, a 2019 metri di altitudine, verrebbe ridotto ad una vasca di carico al servizio delle due centrali. L’acqua del lago verrebbe portata in basso con una condotta di 600 metri, circa, nella prima centralina del torrente Chamois. Con la seconda, al confine con il Comune di La Magdeleine, verrebbero sfruttate le acque del torrente Saverou che scenderebbero fino alla Centrale ‘Mulino della pila‘. La stessa acqua – spiega Bertolin – alimenterebbe la ‘Centrale Suisse’. L’aspetto più invasivo è rappresentato dalla pompa che porta l’acqua nel lago nel giro delle 24 ore. Durante la notte, quindi, il lago viene riempito, scelta conseguente ad un costo inferiore dell’energia elettrica. Durante il giorno, l’acqua viene turbinata, con maggiori introiti per l’impresa incaricata di Andrea Gadin”.

Lago di Lod

La referente di Legambiente Valle d’Aosta espone il danno che ne deriverebbe da questa operazione: “Continui riempimenti e continui svuotamenti costituirebbero un danno paesaggistico ingentissimo. La riva diventerebbe fangosa, impraticabile. Sparirebbero i pesci e le ninfee in superficie. Una flora lacustre tutelata a livello internazionale. Che dire, poi, delle numerose libellule? Non si vedrebbero più. Il Circolo di Legambiente Valle d’Aosta sollecita un intervento nazionale finalizzato a bloccare questo scempio. Chamois è una delle ‘perle’ della Natura, in Valle d’Aosta. Non possiamo accettare che l’aspetto economico cancelli queste meraviglie”, conclude Rosetta Bertolin.

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