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Carcere, direttrice Giordano: “Allo studio istituzione rete supporto per lavoro esterno dei detenuti”

AOSTA – L’implementazione di nuove attività interne e l’istituzione di una ‘rete’ di supporto per garantire maggiori possibilità lavorative all’esterno. Obiettivi a cui guarda con grande slancio Antonella Giordano, neo direttrice reggente della Casa Circondariale, di Brissogne. Un traguardo che, per la popolazione dell’istituto penitenziario regionale, potrebbe costituire un importante sostegno al recupero di quei valori infranti dai vari reati commessi.

Antonella Giordano

Stiamo ragionando sull’impostazione di un progetto che assicuri maggiori possibilità occupazionali interne ed esterne al carcere – dichiara la direttrice reggente-. Per quanto attiene all’opportunità di uscire, siamo impegnati nella rivalutazione dei Lavori Socialmente Utili. Riteniamo – sottolinea Antonella Giordano – che possano essere un incentivo idoneo al rientro in società, in famiglia, nell’ambito occupazionale, al termine della reclusione”.

La presenza di due, tre giorni alla settimana della direttrice reggente consente di riprendere il ‘filo del discorso’ interrotto dalla prolungata assenza di un direttore titolare. Per oltre cinque anni, i vari operatori della Casa Circondariale, di Brissogne, hanno vissuto ‘alla giornata’, privi di un punto di riferimento certo a cui rivolgersi.

Un penitenziario ‘affondato’ nella precarietà, con tutte le conseguenze del caso: detenuti ingestibili, aggressioni agli agenti della Polizia Penitenziaria, risse fra gli stessi carcerati. Un clima rovente contenuto grazie all’impegno profuso da tutte le ‘figure’ professionali dell’Istituto penitenziario.

Ho incontrato i ‘vertici’ dell’azienda Usl, confrontandomi, in particolare, con il dottor Luca Montagnani – riprende Antonella Giordano – per concordare le misure di prevenzione e gestione del Covid. Realtà che, ad oggi, non ha coinvolto nessuno fra i detenuti. Ho anche incontrato il responsabile sanitario della struttura, lo psichiatra Paolo Micali Bellinghieri da cui ho ricevuto la massima disponibilità nella definizione delle procedure sanitarie”.

Nello specifico, l’attenzione è rivolta alla prevenzione del rischio suicidario, (“stiamo aggiornando il protocollo”), annuncia la direttrice reggente, sottolineando l’organizzazione condivisa delle procedure.

Interviene lo psichiatra: “Il protocollo è alla firma della direzione generale dell’azienda Usl. Un documento conforme alle indicazioni del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria con cui sono in corso altre riunioni”.

Non esiste, all’interno del carcere regionale, un reparto di psichiatria. “Parliamo di un’articolazione’ per la tutela della salute mentale che viene allestita dove si sono verificate situazioni allarmistiche – informa il dottor Micali Bellinghieri – . Nel penitenziario regionale operano, in ogni caso, uno psicoterapeuta, alcuni psicologi e assistenti sociali”, conclude lo psichiatra.

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