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Carcere, cappellano Frimaire: “Dialogo e sostegno spirituale per ridare forza e speranza ai detenuti”

BRISSOGNE – La sua è una presenza attesa con la stessa intensità con cui si aspetta un famigliare. Don Daniele Frimaire cappellano della Casa Circondariale, di Brissogne, incontra i detenuti tre giorni alla settimana.

Quando arrivo si rasserenano – dice il sacerdote, parroco di Morgex -. Sanno di potersi confidare e, soprattutto, di lenire la loro angoscia, instaurando un dialogo con chi non li giudica. Poche parole sono sufficienti a restituire il sorriso a chi, seppure abbia commesso degli errori, ha comunque diritto ad essere riabilitato, reinserito in quella società da cui si è estraniato per comportamenti errati”.

Don Daniele Frimaire

Una veste talare nera dietro le sbarre assume un significato di particolare importanza in un ambiente in cui la solitudine può originare situazioni drammatiche.

Il mio aiuto – riprende Don Frimaire – va oltre il dialogo. Garantisco anche un sostegno materiale riservato alle necessità primarie. La maggior parte dei detenuti del carcere di Brissogne è di origini straniere. Ritengo sia opportuno agevolare il contatto telefonico con le famiglie, con gli affetti più cari con cui è molto difficile il confronto personale“.

Le visite dei parenti, non sempre facili anche per chi abita in Valle d’Aosta o in regioni limitrofe, diventano pressoché impossibili nel caso di parenti residenti in Paesi esteri. Il telefono, quindi, si rivela l’unico tramite immediato ed efficace per stemperare la tristezza della solitudine esistenziale, soprattutto. La compagnia di altri detenuti nella stessa cella non colma la dilaniante solitudine interiore.

L’ambiente interno si caratterizza per una soddisfacente tranquillità – dichiara don Daniele Frimaire -. L’osservanza delle regole imposte dalla direzione carceraria risponde, in generale, nel migliore dei modi. Basti pensare che, durante l’emergenza Cvid-19, non si sono scatenate le rivolte che hanno distrutto molti altri istituti penitenziari italiani. Il dialogo, l’impegno degli agenti di polizia penitenziaria e l’intervento dei dirigenti hanno contribuito a rasserenare gli animi. Anzi. Molti detenuti hanno collaborato nel mantenere la disciplina”, dichiara il cappellano, ricordando la totale assenza di contagi all’interno del carcere regionale.

La figura del sacerdote in una realtà sociale difficile, dove vige una quotidianità scandita da notevoli differenze culturali, religiose, geografiche, assume un’importanza quasi essenziale. L’attesa di chi sa ascoltare in silenzio, di chi tende una mano senza esigere spiegazioni allevia l’ansia, ristabilendo la fiducia nel domani persa per i più svariati casi della vita.

Essere vicino agli ultimi è la missione prioritaria di Don Daniele Frimaire. “I difficili trascorsi di chi è rinchiuso in una cella carceraria possono, talvolta, esprimersi in termini violenti. Sono persone che, nella consapevolezza dei loro errori, chiedono ascolto, comprensione e un aiuto che li riporti in un nuovo cammino sociale, famigliare, lavorativo”, conclude il cappellano della Casa Circondariale di Brissogne.

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