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Carcere Brissogne: riavviata l’attività dell’Associazione Valdostana Volontariato Carcerario

AOSTA – La cura dell’orto, la coltivazione dello zafferano, l’apicoltura con l’acquisto di nuove api e la scultura a intaglio. I detenuti della Casa Circondariale, di Brissogne, hanno ripreso a lavorare nei settori definiti dalla Direzione carceraria. In concomitanza, hanno riavviato la loro opera spontanea anche i volontari dell’Associazione Valdostana Volontariato Carcerario.

Piera Asiatici, una delle referenti dell’Associazione, sottolinea la piacevole sorpresa di aver riallacciato, seppure in termini parziali, un filo interrotto un anno fa, con l’esplosione della pandemia. Una ‘mission’ di grande valore sociale che permette di ingentilire la durezza della reclusione.

Piera Asiatici

Nessuno di noi si aspettava di riprendere le nostre visite in carcere – dice -. Un ripresa non del tutto al completo, ma sufficiente per colmare le carenze determinate dall’emergenza. La distribuzione degli indumenti e del kit per l’igiene personale non è mai mancata. Ma, avveniva a ‘distanza’. Nel senso che si consegnava il tutto agli addetti. Noi non si poteva avere alcun contatto con i detenuti. Ci entusiasma la ripresa della coltivazione dell’orto, dell’apicoltura e, soprattutto, dei lavori artigianali”.

Riferisce dell’impegno di tre ospiti del penitenziario nello scolpire oggetti in legno di particolare pregio. “Verranno esposti alla Foire d’été, sul banco riservato al Volontariato Carcerario – fa sapere Piera Asiatici -. Non possiamo ancora riprendere i nostri colloqui con i detenuti e, soprattutto, la redazione del giornale mensile ‘Pagine Speciali’, realizzato nella biblioteca dell’Istituto penitenziario e divulgato dal Corriere della Valle, a cui rivolgiamo sempre il nostro ringraziamento per questa opportunità. Non sappiamo ancora quando riavremo l’assenso dalla Direzione carceraria”.

L’alba di un nuovo giorno è rinata anche per i volontari di un’associazione, l’unica, ad oggi, in Valle d’Aosta, costituita trent’anni fa con l’obiettivo di lenire il disagio di chi, per i più svariati motivi, ha varcato la soglia di uno degli ambienti più problematici della società.

La loro forma di accoglienza nei confronti di queste persone può contribuire a rasserenare gli animi e, soprattutto, a presentare una nuova opportunità di vita al termine della detenzione. Il rientro nella società, in famiglia, in un ambito lavorativo può essere l’incentivo prioritario per dare una svolta definitiva alla propria vita, lasciandosi alle spalle periodi di sofferenza, tribolazione, privazione.

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