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Addio ai tatuaggi colorati. Da gennaio 2022 solo decorazioni in bianco e nero

AOSTA – Sconvolti, tristi, disorientati e pronti a manifestare i cultori dei tatuaggi. Una ‘galassia’ che non conosce confini, età, sesso. Contesta, soprattutto, le limitazioni cromatiche.

E’ una doccia fredda il nuovo, recentissimo, regolamento dell’Unione Europea in cui, da gennaio 2022, viene sancita l’abolizione di pigmenti colorati per ornare il proprio corpo con disegni sgargianti. ‘Stop’ alla scelta nell’arcobaleno; le decorazioni indelebili, saranno, unicamente, in bianco e nero.

Ugo Eliseo Giuseppin

Il Presidente nazionale dei tatuatori Ugo Eliseo Giuseppin non ci sta: “Non potremo svolgere appieno la nostra attività – puntualizza -, considerata la limitazione dei colori. Una questione già affrontata nel 2013“, ricorda, definendola “una norma lacunosa e priva, oltretutto, dell’imposizione, in etichetta, della sterilità e scadenza dei pigmenti”.

E’ senza freni il ‘vertice’ di un comparto in cui sono presenti molti giovani tatuatori. Un’attività che ha permesso di ampliare il mondo del lavoro, nel periodo in cui, l’ingresso dell’euro, ha destabilizzato il mercato, aumentando precarietà e disoccupazione.

Passione tattoo, una realtà che ha origini antichissime, avviata, stando alle ricerche degli studiosi, 5000 anni fa nell’antico Egitto.

Ancora Giuseppin: “Se non possiamo più utilizzare prodotti che non superino lo 0,01% di determinati pigmenti, per ottenere l’effetto desiderato posso ripassarlo venti volte e rispettare, allo stesso tempo, la regola. Una contraddizione”.

Esemplifica appellandosi ai consumatori di bevande alcoliche: “E’ come se, per non far ubriacare le persone, proibissero i superalcolici e non il numero di birre che si possono bere”.

Pone quesiti: “Perché se il pigmento Blu PB 15:3′ e il Verde PG7 sono dichiarati tossici non vengono tolti, immediatamente, dal commercio e per farlo aspettano il 2022? Perché attendere”, ribadisce con stizza.

Giudica “confuso” il regolamento: “Si è fatto poco, fino ad oggi, affinché il regolamento fosse chiaro, soprattutto per i nuovi tatuatori”.

Ritiene, inoltre, “insufficienti” le 90 ore di corso a cui partecipano per aprire uno studio di tatuaggi. E anticipa con un interrogativo: “La mia triste previsione? Molti tatuatori saranno spinti a lavorare nella clandestinità. Con buona pace della sorveglianza, del gettito fiscale e contributivo”, la chiosa conclusiva di Ugo Eliseo Giuseppin.

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