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A processo l’infermiera accusata di maltrattamenti ad una anziana in Rsa

AOSTA – E’ stata fissata il 15 marzo prossimo la prima udienza processuale per i maltrattamenti inflitti ad un’anziana ospite di una Residenza Sanitaria Assistita del capoluogo regionale.

Nel banco degli imputati siederà un’infermiera, di 58 anni, che dovrà rispondere di sequestro di persona e di maltrattamenti per aver legato al letto l’anziana assistita, bloccandole i polsi, la notte fra il 27 e il 28 agosto 2021.

L’operatrice sanitaria, già nel momento della contestazione dei fatti, ha sempre sostenuto di essersi trovata in una situazione senza alternativa: “L’anziana continuava a staccare la maschera dell’ossigeno, negando, poi, di essere stata lei”.

E ancora: “Quella notte, nonostante avesse assunto la terapia, non aveva chiuso occhio”. L’infermiera ha, inoltre, tenuto a puntualizzare: “Non ho mai percosso la paziente, ma ho appoggiato la mano per riuscire a metterle le polsiere per un tempo massimo di 15/20 minuti, in quanto vedevo che peggiorava il suo stato di agitazione”.

Una situazione molto delicata e imbarazzante. L’assistenza alle persone anziane, siano esse nel pieno possesso di intendere e volere o con la mente offuscata da patologie degenerative, richiede, comunque, una notevole competenza, oltre ad una buona dose di ‘fair play’, di consapevolezza di confrontarsi con persone fragili sotto molti aspetti.

L’infermiera ha ammesso davanti al pm Francesco Pizzato di non aver consultato un medico prima di usare le polsiere “ma – ha sottolineato – non era mio obiettivo nasconderle. Le avevo lasciate alla vista di chiunque”.

La direzione della Rsa aveva denunciato l’accaduto alla Procura della Repubblica, il 27 settembre e, in qualità di testimone, è stato sentito Patrick Thérisod che non ha reso alcuna dichiarazione sull’accaduto, in quanto su di lui pendono indizi del reato di violenza e minacce, come ha riferito il giudice monocratico Marco Tornatore, del Tribunale, di Aosta.

C’é di più in questa triste vicenda. Un’infermiera ha reso note, in aula, le confidenze ricevute dall’anziana e di aver avuto pressioni, alla presenza di Thérisod, di non diffondere la notizia.

S.L.

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