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2050: anno di addio ai ghiacciai al di sotto dei 3.500 metri

AOSTA – I colossi di ghiaccio con altitudine inferiore ai 3.500 metri daranno l’addio al Pianeta Terra nel 2050. Studi scientifici hanno appurato come nell’ultimo secolo i ghiacciai abbiano perso il 50% della loro area.

La campagna glaciologica, coordinata dal Comitato Glaciologico Italiano, conferma l’accelerazione delle masse glaciali negli ultimi 15 anni, seppure con modalità e velocità diverse nei vari settori alpini monitorati. Nello studio scientifico è emersa la frammentazione dei ghiacciai conseguente alla deglaciazione.

Franco Secchieri

Franco Secchieri, Glaciologo, Geologo, esponente del Comitato Glaciologico Italiano e Presidente della Commissione del CAI e del c.d.a. F.M.C. Ambiente, scende in dettaglio: “La previsione si basa sui presupposti della modifica climatica. Per garantire la vita dei ghiacciai – informa – è fondamentale il limite della neve. Cioé, quella che separa il bacino collettore, ovvero l’accumulo di neve, da quello ablatore, dove avviene lo scioglimento di neve e ghiaccio. Nel momento in cui il clima cambia e si innalza il limite nevoso diminuiscono le superfici dei bacini collettori”.

La conseguenza, specifica ancora Franco Secchieri è una sola: la diminuzione dei ghiacciai. In particolare, per quelli al di sotto del limite della neve termina l’accumulo nevoso.

Esemplifica, descrivendo una catena montuosa emblematica: le Dolomiti, vette dell’Est d’Italia al di sotto del 3.500 metri. “Scomparirà, in primis, il ghiacciaio della Marmolada, la cui quota massima è di 3.343 metri. Dai controlli annuali è già stata riscontrata una lenta, ma inesorabile regressione. La progressiva riduzione e frammentazione della massa glaciale”.

Con una certa malinconia il Glaciologo Secchieri ricorda: “Quello che, un tempo, era un maestoso ghiacciaio, è ridotto ad un insieme di placche di varie dimensioni separate dalla cresta rocciosa“,

In questo panorama di distruzione emerge la salvezza dei Quattromila della Valle d’Aosta: i monti Bianco, Rosa, Cervino e Gran Paradiso, i più alti d’Europa, reggeranno all’impatto dei cambiamenti climatici, ma, anticipa Secchieri “saranno ridotti come volume e superficie”.

Quale aspetto assumerà il paesaggio montuoso nel momento della scomparsa dei ghiacciai? Risponde ancora il rappresentante del Comitato Glaciologico Italiano: ” Rimarranno le nude rocce e i detriti coperti, adesso, dal ghiaccio. E con il cambiamento climatico anche la vegetazione salirà di quota. Imprevedibile, poi, la siccità”.

In proposito, pone un interrogativo in quietante: “Quanta acqua avremo dalle nostre montagne?”, chiude il Glaciologo Franco Secchieri.

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