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Rita Solini: Presenta l’opera “20 metriquadri”

Rita Solini, insegnante di francese e scrittrice, giovedi 20 febbraio presso la sala consigliare del comune di Collecorvino,  presenterà la sua prima fatica dal titolo “20 Metri2”.

Solini, di origine pennese e corvinese di adozione, da sempre con la passione della scrittura, grazie alla frequentazione del Coro Polifonico Ezio Berenci, trova nuove amicizie e nuovi stimoli che trasformano la sua grande passione  per la scrittura in una pubblicazione. 

L’ambiente sereno, amichevole, a volte festaiolo e a volte goliardico del gruppo corale, le creano i giusti presupposti per tentare di più.  Si mette alla ricerca di un editore, scrive e quindi  pubblica, la sua prima opera. 

La scrittrice, da noi intervistata si autodefinisce “imperfetta” ma, avendo avuto modo di conoscerla, e leggendo la sua opera, appare tutt’altro.

La presentazione ufficiale del libro potrà essere una occasione, per gli amanti della lettura e della scrittura, per conoscere da vicino l’artista ed al tempo stesso per ascoltare il coro che, per l’occasione, allieterà i presenti con un repertorio che prevede anche due canzoni scritte da Rita Solini.

L’intervista, di seguito riportata, concede al lettore un primo avvicinamento all’artista ed alla sua scrittura.

Perchè ha cominciato a scrivere?

Ho essenzialmente cominciato a scrivere per necessità, una necessità  tutta intellettuale più che pratica, perché nella scrittura ho trovato conforto, appoggio e soprattutto distrazione dal quotidiano.

Quando ha iniziato a scrivere?

Scrivo  da tantissimo tempo, ma quando si pubblica il primo libro a 53 anni vuol dire  che prima si è scritto ma non si è voluto pubblicare nulla o non si è potuto, invece adesso è nata l’esigenza, la necessità di condividere e quindi di editare.

Che cosa significa scrivere oggi?

Oggi scrivere, per quel che mi riguarda, è un modo di fuggire il quotidiano, è anche cercare di ritagliarsi uno spazio personale che sia condivisibile,  un modo di aprirsi in una società che tende alla chiusura nonostante, paradossalmente, ci siano i social media che dovrebbero, in un certo senso, renderci trasparenti, invece comunicare troppo di se stessi equivale a non comunicare nulla, quindi la scrittura risulta uno scrigno personale che si apre soltanto in particolari situazioni a particolari persone.  In altri termini è lo scrittore che si apre al lettore, sapendo che prima o poi lo deve affrontare.

Il Lettore come interagisce con lo scrittore?

Ogni lettore cerca nel libro qualche cosa di sé.   Il libro lo appassiona quando può immedesimarsi in quel personaggio che gli somiglia, in quella situazione che ha vissuto, in quel pregresso che gli è famigliare.  L’interazione lettore scrittore è a doppio ritorno, ognuno prende qualcosa dall’altro per restituire delle scoperte e delle emozioni nuove.

Che tipo di scrittrice sei?

Naturalmente, essendo questo il romanzo di esordio, una scrittrice imperfetta.  Questo è un libro che nasce da una indagine personale, da una autoanalisi per  arrivare a sfumare in un soft thriller, come abbiamo deciso, insieme all’ editore, di definire questo scritto.  Quindi una scrittrice che, iniziando da questa prima opera edita, si sta conoscendo.

A che lettore pensi di arrivare con questo libro?

È un libro che tratta di sentimenti.  I sentimenti sono i protagonisti più dei protagonisti stessi, rivolgendosi al lettore  predisposto a sentimenti quali l’amore, l’amicizia, il fare gruppo. Non a caso un elemento ispiratore di questo mio lavoro è il Coro Polifonico Ezio Berenci di cui faccio parte, un gruppo in cui i sentimenti la fanno da padrone.

Da cosa trae ispirazione?

L’ispirazione nasce e si nutre di momenti malinconici in cui il ricorso alla scrittura diventa terapeutico. È innegabile che il quotidiano, l’autobiografico ispirino soprattutto gli scrittori che editano la loro prima opera. Le letture, gli anni di studio, il lavoro da insegnante hanno dato un contribuito rilevante alla vena creatrice.

Uno sfogo?

Anche…

Quanto c’è di autobiografico nel suo libro?

Ci sono tratti che, per chi mi conosce, mi riconosce in Margherita, anche se Margherita progressivamente, va per la sua strada e diventa protagonista del soft thriller, distaccandosi dall’elemento autobiografico iniziale.

Come nasce la storia di questo libro?

La storia di questo libro nasce in un momento in cui ho fatto i conti con un passato che mi aveva in parte delusa e in parte fatta crescere. La necessità di raccontarsi è diventata un’esigenza, anche se, l’elemento autobiografico, scemando, ha lasciato  posto al puro piacere della scrittura.

Nella scrittura aiutano più le esperienze negative o quelle positive?

Sicuramente le esperienze negative ci mettono in una condizione, uno stato d’animo, in cui si devono cercare gli strumenti per reagire e questa ricerca fa bene al processo creativo.  I sentimenti cupi interagiscono con la parte più profonda di noi stessi, generando spunti letterari che si materializzano sulla pagina.  

Perché si deve leggere il suo libro?

Il mio libro si potrebbe leggere avendo questo tipo di aspettativa: passare qualche ora piacevolmente, immersi in una lettura  che scorre e coinvolge.

Si può vivere in 20 metri2?

Si può vivere in 20 metri2, Margherita lo fa, Rita-Margherita lo ha fatto, ma si può vivere di certo meglio.

Prossimo libro?

Ci sto lavorando e mi sta coinvolgendo. 

Ci può anticipare il titolo?

 Lo sto ancora elaborando …

Una prima bozza di titolo?

Mi piacerebbe, ma è solo una prima idea: “Diario semiserio di una cinquantenne ipertesa”.

Si conclude così l’intervista con l’autrice, schiva, riservata a volte anche impenetrabile ma che è riuscita, in poco tempo e poche battute a suscitare la voglia di leggere il suo libro, il suo soft thriller.  Ci permettiamo di invitare anche voi, gentili lettori,  alla sua presentazione per vivere momenti di amore e di vera aggregazione.

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