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Pezze calde e a colore

Questo è un Paese strano, difficile da capire per noi, che ci viviamo, figurarsi quanto indecifrabile per uno straniero. Soprattutto, è un Paese nel quale le certezze sono sempre opinabili, fino a trasformarsi in  confusione generalizzata.

            La seconda e minacciosa ondata di pandemia era nota e temuta dalla maggior parte delle persone, fin dal giugno scorso. Si temeva l’inizio dell’autunno.  Però, si doveva andare in vacanza, dopo tre mesi d’inattività forzata nell’isolamento domestico. Vacanze in grandissima parte italiane, viste la difficoltà di volare e di navigare: feste, schiamazzi felici, assembramenti, discoteche e voglia di dimenticare.

            La pandemia ci aveva colti di sorpresa, come dovunque. All’emergenza sanitaria si è sovrapposta l’emergenza ospedaliera, sono stati richiamati i medici in pensione, i giovani laureandi in medicina, i frequentatori dei corsi di specializzazione, si sono improvvisati ospedali un po’ dovunque, anche con personale straniero. L’emergenza è stata tamponata, almeno al momento, con gravi sacrifici e moltissimi morti, inceneriti in fredda e furia, senza il conforto dei parenti cui si è chiesto, però, il rimborso dei costi.

            Nei quattro mesi successivi si dovevano risolvere alcuni di questi problemi, e con urgenza, tra i quali il ripristino di una sanità accettabile sul territorio. Meglio ospedali vuoti piuttosto che ammalati nelle corsie. Alla metà di settembre la pandemia è tornata di nuovo, con violenza esponenziale. Dovevamo essere pronti. Non lo siamo. Dalla prima ondata poco è cambiato. La sensazione diffusa è che si è fatto poco o nulla. Solo chiacchiere sull’ombelico dei pesci.

            L’economia è in uno stato allarmante, per cui tornare all’isolamento totale è estremamente pericoloso (e poi bisogna salvare il Natale!). Potrebbe determinarsi il collasso di tutto il sistema. Nel frattempo, sempre in questi mesi di calma relativa, si sono spesi quasi 100 miliardi, in bonus vari, dai tavolini con le rotelle ai monocicli e così via. Pezze calde e a colore.

            Il Governo ha voluto centralizzare tutto, giustamente, ma lasciando alle Regioni il potere di adottare misure più stringenti. Quando Lombardia e Campania hanno adottato provvedimenti di chiusura, si è lamentato. Ma, allora che faccio io? Nulla. Al massimo, può essere informato. Poca cosa.

            I provvedimenti adottati sono incomprensibili in una logica di buon senso. Dalle 21.00 (o dalle 24.00, poco importa) bar, ristoranti, pasticcerie e pizzerie chiusi e divieto di vendere alcolici, con la motivazione che fuori dai locali si formano assembramenti. Non è colpa dei gestori. Dovrebbero pensarci le forze di polizia o i vigili urbani. Di notte, dalle 24.00 alle 5.00 del mattino, sono vietati gli spostamenti se non per ragioni di lavoro o di emergenza. Di notte sì e di giorno no? Ma che significa?

            Verso chi si rivolgono le misure restrittive adottate? Nei confronti di chi ha rispettato le regole. Evidentemente, vanno puniti perché ci hanno creduto.

            Nella filiera delle attività quotidiane mi alzo al mattino, esco e vado a scuola o al lavoro. Se viaggio sui mezzi pubblici  c’è l’inferno, tutti ammassati, senza alcun controllo. A Scuola, nei negozi, negli uffici, nelle imprese, invece, tutto è sanificato. Mi misurano la febbre, mi chiedono se sono stato all’estero, mi devo lavare le mani, portare la mascherina. I posti di lavoro e le scuole sono distanziati, come prescritto. Poi esco, riprendo i mezzi pubblici, e torno a casa.

            Dei trasporti pubblici (e privati) pare che non s’interessi nessuno. Che misure vuole adottare il Governo? Si parla di sfalsare gli orari, di mezzo tempo in presenza e a casa per le scuole. Addirittura, un autorevole esponente del PD (Orlando) esorta i cittadini a stare a casa e a uscire il meno possibile. Al solito, si guarda il dito che addita la luna, ma non la luna. Il problema è che misure severe dovrebbero essere adottate per i trasporti, le stesse imposte agli altri operatori economici: più autobus, più corse, controlli alle fermate, tamponi, distanziamento e così via. Perché non si fa?

            Nel generale mal funzionamento del sistema, s’indice un concorso per 62.000 aspiranti al posto d’insegnante. Non si poteva fare a giugno o ad agosto? Proprio ora, che si stanno chiudendo tutti i luoghi di assembramento, è opportuno concentrare tante persone? Si resta allibiti da tanta imprevidenza. Tra l’altro, per quelli che hanno titolo per partecipare, ma non possono perché indisposti o in quarantena, si è pensato a come provvedere? Altri bonus di consolazione?

            Siamo bombardati da comunicazioni spesso insulse, contraddittorie e distorcenti. Non credo ai negazionisti per principio, che paventano complotti della Bildberg per mettere l’Italia in ginocchio. Non siamo così importanti. Credo, invece, ai confusi, che sono la maggioranza e temono ulteriori disastri. Il Governo si esprime con un diluvio di DPCM, di dubbissima legalità costituzionale, illustrati da dichiarazioni del Presidente del Consiglio che sono un insieme di contraddizioni e di menzogne:

            a – non abbiamo aumentato le imposte, ma intanto si studia la tassa sulla plastica e sugli zuccheri e, magari sui SUV. Le cartelle esattoriali continuano a chiedere pagamenti e anticipazioni. Forse saranno rinviate, ma restano lì, in attesa di essere onorate da gente che non  incassa più quattrini da quasi un anno;

            b – non prendiamo il MES perché sarebbe un debito in più. Argomento che fa ridere in un Paese che è sommerso da milioni di miliardi di debiti contratti sul mercato mondiale e senza il becco d’un quattrino;

            c – contiamo su Recovery Fund europeo, al punto che una parte è stata addirittura immessa in bilancio, come se questi soldi fossero pronti e non a debito. Ma il Recovery Fund, se funzionerà, e vedremo come, funzionerà almeno fra un anno, e con vincoli ben più stringenti di quelli tanto temuti del MES.

            Tra sciocchezze, esitazioni. imprudenze e bugie, il Governo si regge in piedi con i DPCM, almeno fino a quando non si faranno gli Stati Generali del Movimento 5Stelle, un’aggregazione politica in dissoluzione, alla ricerca di una sua identità precisa. La questione è politica, non economica, non sanitaria, non emergenziale.

            L’opposizione scalpita: vogliono essere consultati. Vogliono partecipare. Con quali idee? Nessuno lo sa, ma partecipare a questo disastro deve essere importante, se ci tengono tanto.

            Nel dubbio che le cose vadano ancora peggio, la gente mette i soldi in banca. Non si sa mai. È un rischio, c’è sempre nell’ombra il ricordo di quando ci tassarono i conti correnti con il Governo Amato.

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