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Lo sfascio della Destra

Conclusi i ballottaggi per quest’ultima tornata di amministrative, la Destra raccoglie sul terreno morti e feriti.  Un disastro.

            Le motivazioni addotte lasciano il tempo che trovano. Elezioni affrettate, candidati non convincenti, confusione d’idee, una ventata di neo-antifascismo improvvida, una battaglia no-vac e no green pass incomprensibile.

            Cavalcare l’onda del dissenso non porta fortuna se non si hanno idee, e la Destra, purtroppo, non ne ha. Di conseguenza ha una classe dirigente pari a zero.

            Fuor dalle polemiche, è un peccato che in un Paese democratico non ci sia alternanza fra maggioranza e opposizione. È anche un peccato che non ci sia mai concordanza su alcune questioni fondamentali che interessano la comunità. L’opposizione non è per principio. Dovrebbe essere coerente e compatta su alcune questioni. Per il resto, la responsabilità è di chi governa.

            La Destra sta al governo con Salvini (lega) e Tajani (Forza Italia). Ma Salvini fa la fronda con la Meloni (Fratelli d’Italia) che, invece sta all’opposizione. Forza Italia, che conta sempre di meno, a questo punto è l’unica che tenga la bandiera governativa senza un’opposizione strisciante. Non è una cosa seria che fa dubitare dell’affidabilità dei due più grossi partiti della Destra.

            Una minoranza scervellata, in genere, raccoglie il dissenso: i no-vac, i no green pass, gli anarchici, i barricadieri per principio, gli estremisti di Destra, sempre a rischio di scioglimento. Capisco che pescar voti dovunque è importante, ma allearsi con queste realtà o, peggio strizzar loro l’occhio dicendo, state attenti, saremmo contro ma, in realtà, siamo con voi, è solo stupido. Non portano voti ma solo disordine e, com’è accaduto, violenza.

            Che la violenza sia fascista o no è un problema secondario. La violenza non ha colore, ma è un’arma a doppio taglio. Stavolta ha colpito nel modo peggiore. Il rigurgito di neo antifascismo fa ridere, ma è servito a rimettere nel ghetto la Destra.

            La questione dell’attualità del fascismo lascia molto perplessi. Il fascismo è morto ed è passato ormai un secolo dalla marcia su Roma.  Parlare di fascismo è attuale come parlare di giacobini. Però, si rivela ancora un argomento capace di coagulare la gente, in un senso o in un altro.  Coniugare violenza e fascismo è altrettanto improprio. La violenza, invece, è un fenomeno attuale, nei cui confronti la dissociazione e la condanna non possono che essere nette, anzi, nettissime.

            Lasciar strumentalizzare alla Sinistra quest’argomento è stato un’enorme sciocchezza. Tra l’altro, perché la violenza “fascista” era indirizzata contro la CGIL? Nessuno ha dato una risposta. I portuali di Trieste che tendevano fare le stesse cose non sono “fascisti” perché sono portuali e, quindi, per definizione, di sinistra?

            La sconfitta elettorale della Destra è significativa. Tra un agonizzante, un becero e una donna, c’è poco da salvare. Quali idee propugna la Destra? Sono liberali? Forse, ma in che senso? Interventisti oppure laissez faire?

            Sono europeisti? A parole ma, in realtà, vagheggiano l’Ungheria e la Polonia, dopo essersi tacitati quando hanno visto i quattrini del Recovery Fund.

            Sono sovranisti? Con le pezze al sedere non si va da nessuna parte in un mondo che è sempre più fatto di Stati continente.

            C’è un disegno strategico che vada oltre l’elezione del Presidente della Repubblica, oltre le prossime elezioni, oltre Draghi? Il suo avvento ha silenziato la politica del villaggio. Non c’è nulla, solo balbettii, pettegolezzi, polemiche da quattro soldi. Tutti a rimorchio.

            Sembra che solo l’attuale Presidente del Consiglio abbia una qualche idea del futuro del Paese. Gli altri, quelli che capiscono, si accodano. Quelli che non capiscono, si oppongono, anche per giustificare la loro esistenza.

            Siamo in una fase di transizione estremamente delicata. La pandemia non è finita ma, comunque, ha stravolto tutto, uomini ed economia.

            L’Italia è, miracolosamente, in fase di riequilibrio, un punto d’arrivo importante per via della sostanziale riduzione del nostro debito pubblico. Il rilancio economico deve incontrare nuove forme organizzative del lavoro e della sua formazione, un’effettiva politica nel Mediterraneo, una radicale trasformazione digitale, la riforma della Magistratura (ineludibile) e quella fiscale, l’innovazione e la scuola. Le riforme, quelle vere, quelle di cui tutti parlano, da decenni e che nessuno vuole, perché magari si perde un punto alle prossime elezioni!

            Guardando un po’ più in là, l’Europa deve strutturarsi in modo diverso: patto di stabilità, debito pubblico, Recovery Fund, Next Generation, immigrazione, difesa comune.

            Il mondo sta assistendo a un riallineamento dei blocchi di potere: i missili nord coreani, i missili supersonici cinesi e russi, lo scudo spaziale, il controllo delle rotte marittime.

            Sono questi i temi del futuro, non le proteste di questo o di quel gruppo di esclusi che giustamente rivendicano i loro diritti in un marasma di problemi grandi e piccoli. Sono queste le sfide che una Destra moderna, intelligente, capace, dovrebbe affrontare.

            Queste riflessioni non le fa neppure la Sinistra che appena può, si divide tra nilli sofismi. Tranne Draghi. Ma non si può vivere di Draghi. E se questo se ne va, magari a dirigere l’Unione europea?

            Poi, ci si lamenta dell’astensione. Per forza, se non si affrontano le questioni vitali del momento, che delineano il nostro futuro. È davvero importante che Gualtieri sia il Sindaco di Roma e non Michetti?

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