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La festa del caimano

Berlusconi è policromo. Ne ha dette e fatte di tutti i colori. Gliene hanno dette e fatte di tutti i colori. Come candidato “patriottico”, notoriamente dotato di grandi valori etici, non fa una grinza. Un mio vecchio amico, insigne avvocato, una volta, mi disse: – “Dite quel che vi pare, ma non mi toccate Berlusconi. Io lo voterò fino alla morte.”

            Lui è morto, poveretto, e Berlusconi, invece, corre per la Presidenza della Repubblica. I casi del destino!

            Una candidatura più divisiva, come si dice oggi, credo che non sia possibile. Lo dimostra, in anteprima, la pioggia di battute e barzellette su Berlusconi, candidato presidente. D’altronde, diciamolo, tutti gli devono qualcosa, a cominciare dalla Destra, che lui ha riesumato.

            Berlusconi ha sempre avuto tre categorie di adoratori: i dipendenti delle sue aziende, visto che li paga profumatamente, ivi compresi i transfughi politici, il gruppo dei parlamentari di Forza Italia, un’azienda politica, ora aziendina, creata a suo uso e consumo, i suoi detrattori e i magistrati, che gli devono la loro effimera notorietà per le critiche feroci e le indagini giudiziarie che hanno fatto ridere l’Italia e reso almeno perplessi i nostri partners europei.

            In sostanza, ha dato lavoro e quattrini a tutti.

            Potremmo dire la stessa cosa di Letta o di Gentiloni, di Conte o di Amato? No. Quelle sono persone perbene.

            Berlusconi non è né perbene né per male. È se stesso, circondato da famuli ossequiosi, come tutti i famuli, un padre padrone, pregiudicato, ma benevolo e ridanciano, ora candidato di una Destra che si compatta su una proposta impossibile. Qualcuno la definisce indecente.

            Ha governato l’Italia con una maggioranza unica, sia alla Camera sia al Senato. Poteva cambiare l’Italia, come aveva promesso, ma non ha fatto molto. Ha fatto approvare una legge incredibile per rendere non punibile il falso in bilancio. Ha pensato solo a stesso, in uno sfarfallio di ville, di cene “eleganti”, di orgette, di “fidanzate”, e un vorticoso giro di soldi per le sue feste, le sue relazioni, le sue nipotine”. I soldi erano suoi, le sue inclinazioni personali non fanno politica, il suo gallismo ha compiaciuto metà degli Italiani che avrebbero voluto – gli invidiosi – essere al suo posto. Difficile parlare di “alto profilo morale.”

            Però, gliel’hanno tirata. Questo è vero. Tutta l’opposizione si è scatenata contro questo outsider della politica che si permetteva di rompere la cristalleria della Repubblica, tanto poteva pagare, ridando fiato a una destra borghese troppo asfittica per contare qualcosa. Un Trump domestico.

            È ambizioso, intelligente e volitivo. Un vero self made man, un uomo che si è fatto tutto da sé, con il favore di amici politici compiacenti fin dall’epoca di Craxi. Il successo procura nemici, e ne ha dappertutto, favorito dalle battute salaci che ne hanno fatto un gaffeur di prima grandezza (v. Rosi Bindi e la Merkel).

            Il Presidente della Camera, Fico, ieri ha detto che occorre alla Presidenza della Repubblica “un uomo di alto profilo morale”. Sono ovvietà alla Casini, ma la tragedia è che né la Destra né la Sinistra sono in grado di proporre una candidatura alternativa. La Destra è arroccata su Berlusconi, trovando un’unità fino a poco tempo fa impensabile. La Sinistra, al solito, non è in grado di proporre altro che sofisticazioni pseudo-intellettuali.

            Purtroppo, i tempi stringono. Qualcuno, più ottimista, pensa che se Berlusconi, alle prime tornate di votazione, non otterrà una specie di suffragio universale, si ritirerà dalle votazioni successive. Forse ciò potrà accadere, ma l’uomo è resistente. Sguazza nel gruppo misto, dove di Scilipoiti ce ne sono parecchi, offrendo incarichi e prebende. Un vaudeville.

            Tolto di mezzo Berlusconi, c’è il vuoto: mezze figure opache.

            Poi, c’è l’alternativa Draghi, di cui tutti hanno paura. Troppo serio, troppo pericoloso, troppo diverso. Già la politica è in agonia. Con lui al Quirinale tira aria di morte: nuove elezioni (finalmente!), una rasatura completa delle due Camere, il ridimensionamento dei partiti e dei movimenti.

            Fa freddo, nella Capitale. C’è sole di giorno e, alla notte, cala il termometro. La città è deserta, i negozi o i luoghi di divertimento sono chiusi o non affollati. La pandemia quarantenizza la gente. L’unico divertimento è il toto Presidente. Uno spasso amaro. Tutti i tromboni della prima, seconda e forse terza Repubblica sono in affanno.

            Chi uscirà dal cappello fatato?

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