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Caso Borrometi, “perché Paolo profuma di giustizia”

La vicenda di queste ore, che vede di fronte in uno scontro duro e serrato i colleghi Paolo Borrometi e Claudio Fava, mi provoca una forte frustrazione. Apprezzo la levatura, la storia e l’operato di Claudio Fava, sia come giornalista che come politico. Ma stimo ed apprezzo molto Paolo Borrometi, che conosco bene e di cui mi pregio di essere Amico.

L’unica volta che ho avuto una qualche forma di contatto con Claudio Fava, è stato qualche anno fa in occasione di un saggio che stavo mettendo a punto e su cui mi serviva una sua opinione. Gli mandai un sms in cui mi presentavo e dove gli chiedevo quando avremmo potuto sentirci per spiegargli meglio di cosa si trattava. La sua risposta è stata cortese. Ma visto che eravamo in clima elettorale e gli impegni erano molti, dovemmo rimandare a data migliore ogni ulteriore proseguimento. La cosa cadde lì…

Con Paolo, invece, ho condiviso un percorso ed un destino comuni. Giovani corrispondenti cresciuti tra le file del Giornale di Sicilia prima, io a Siracusa e lui a Ragusa, e dissidenti e fautori del giornalismo indipendente poi, prima che le sue vicende personali assumessero i toni terribili come le intimidazioni, gli attacchi e le minacce di morte.

Nel 2018 siamo stati invitati al Festival del Giornalismo di Perugia (alla fine lui non riuscì a partecipare poiché erano i giorni dello sventato attentato) in un panel che ci doveva vedere insieme a Federica Angeli e Nello Trocchia: “Giornali in prima line e giornalisti sotto scorta.

Io fortunatamente non ho mai avuto necessità di una scorta ma mi sono occupato spesso di torbide vicende, soprattutto con multinazionali protagoniste. Attualmente una nostra inchiesta del 2017 (VoxPublica.it, IL CASO BRIONI, a cura di Mauro D’Agostino), di cui pochi sono a conoscenza dei risvolti, sta affrontando due processi penali ed uno civile; ci difende Ossigeno per l’Informazione!

Conosco dunque Paolo e so quanto terribile è stata la sua vita dopo le minacce di mafia e la scorta, i processi e la privazione della libertà. Mi sforzo di comprendere bene quel senso di solitudine, di isolamento e di mancanza di fiducia che dilata i secondi in ore interminabili.

Conosco la sua integrità, la sua professionalità e la sua generosità.

In quel saggio che ho scritto, di cui sopra ho accennato, e che a proposito Paolo ebbe modo di leggere e apprezzare, ma che non ebbi poi la possibilità di pubblicare, racconto di un episodio che cerca di far luce su quello che penso sia il senso di giustizia per me.

“Un bambino entra in una profumeria e non riesce a distinguere le essenze che invadono il suo olfatto; gelsomino, lavanda, viola, sandalo? La cosa importante quando esce dalla profumeria non è non aver compreso i nomi delle essenze, ma di esserne uscito profumato”.

Credo che in questa vicenda perdiamo tutti se non usciamo profumati di giornalismo e di giustizia e soprattutto se ci focalizziamo solo sul nome delle essenze…

Conosco Paolo e per questo io e tutti i giornalisti di VoxPublica.it gli siamo accanto in un momento tanto difficile.

Auspico che le cose si chiariscano presto e che si torni a combattere con l’impegno di tutte le forze sane in campo la criminalità, la corruzione dilagante e la contiguità al malaffare che questa terra si porta sempre addosso come una seconda pelle che riaffiora prepotente.

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