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I meridionali e le tariffe aeree, l’algoritmo dell’assurdo

Gli algoritmi gestiscono ogni cosa. Il prezzo di ogni merce è gestito elettronicamente da parametri che tengono conto del rapporto tra domanda ed offerta. Già da qualche mese assistiamo a diverse denunce di associazioni consumatori in merito al caro biglietti dei voli aerei, soprattutto quando si tratta delle rotte verso il sud Italia, in particolare verso la Sicilia.

A determinare tariffe simili a quelle intercontinentali sarebbe dunque il calcolo intelligente di una macchina programmata per fare in modo che i voli non restino mai vuoti regolando le variazioni di prezzo in funzione delle necessità e delle urgenze dei passeggeri.

Vero è che gli algoritmi sono programmati dagli esseri umani, ma vero è anche che in un’economia di libero mercato, dove il prezzo è regolato dal rapporto tra domanda ed offerta non c’è nulla di illegale se i biglietti salgono alle stelle semplicemente perché la domanda è enorme rispetto alla capacità del settore di soddisfare le richieste. Altra cosa sarebbe se i gestori dei servizi decidessero di speculare sul prezzo anziché applicare un equo rapporto di scambio! Ma chi stabilisce quale deve essere questo equo compenso? E soprattutto in funzione di cosa si crea l’equilibrio del giusto compenso?

In teoria questa bilancia è stabilita dal rapporto tra costi e benefici ovvero tra quello che le compagnie devono sborsare per mantenere un servizio efficiente, stipendi, utili dei soci, costi carburante, scali, manutenzioni e cosi via e quello che entrare nelle casse per mantenere in piedi tutto ciò. Saremmo curiosi di sapere quanto intascano i soci delle compagnie low cost ogni anno…

Non sarebbe strano in questa complessa situazione pensare che i meridionali che si spostano per le festività ogni anno (non per svago ma per la necessità di ricongiungersi alle loro famiglie) rendono possibile negli altri periodi dell’anno l’acquisto di biglietti con tariffe molto vantaggiose, tipiche dei gestori low cost, per chiunque ne faccia uso.

Se per assurdo tutti i siciliani non viaggiassero più con un vettore low cost, il prezzo per quelle destinazioni crollerebbe improvvisamente, all’inizio, fino a costringere il vettore ad abbandonare la tratta o per lo meno a ridiscutere le condizioni del prezzo, almeno per i residenti.

Altra questione da sottoporre alle compagnie low cost, da parte delle Amministrazioni Regionali, sarebbe la questione dei turisti che inondano il sud Italia sfruttando proprio le tratte a basso budget. Se da una parte fa comodo all’economia meridionale avere le attività piene di francesi, tedeschi e inglesi è altrettanto vero che si dovrebbe condurre una trattativa di ridistribuzione nell’equilibrio dei prezzi tra chi approda dall’estero per fare le vacanze e chi risiede e torna a casa per motivi intimi e personali.

Cosa resta da fare? Boicottare le compagnie dai prezzi “selvaggi” e fortemente speculativi? Sarebbe la cosa più giusta, ma impossibile! E allora? Allora è meglio sperare in una classe dirigente responsabile che porti al tavolo con forza e decisione tutte queste richieste e che non molli fino a quando non riesca a farsi ascoltare.

P.s Per dovere di cronaca: questo Natale per andare da Milano a Catania me la sono cavata con “soli” (!!!) 260 euro tra andata e ritorno…

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