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Nuova notte di scontri negli Usa, fiamme anche a Washington e New York

Le proteste e i saccheggi innescati dall’uccisione di un cittadino afroamericano nel corso di un arresto a Minneapolis, la scorsa settimana, si stanno allargando a macchia d’olio a diverse grandi città degli Stati Uniti, e si sono intensificate la scorsa notte soprattutto a Washington, nei dintorni della Casa Bianca, dove un agente del Secret Service – l’agenzia preposta alla sicurezza presidenziale – è rimasto ferito.

I manifestanti hanno devastato negozi e automobili, e circondato e minacciato giornalisti della rete televisiva di orientamento conservatore “Fox News” e dato alle fiamme gli edifici connessi alla storica Chiesa episcopale di San Giovanni, non lontano dalla Casa Bianca, e la sede dell’American Federation of Labor and Congress of Industrial Organizations (Afl-Cio), una delle principali federazioni sindacali del paese.

Il presidente Usa, Donald Trump, è stato trasferito in un bunker in risposta al rischio di autobombe segnalato dall’intelligence: a Washington, così come a New York e in altre città, manifestanti della sinistra radicale riempiono veicoli di bombe molotov e materiale incendiario da utilizzare negli scontri di strada.

Gli agenti dell’Us Marchals e della Drug Enforcement Administration (Dea) sono stati schierati in massa sulle strade per tentare di arginare le violenze.

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