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Erdogan minaccia: “Milioni di rifugiati in Europa”

La Turchia ”manderà 3,6 milioni di rifugiati” in Europa se Bruxelles definirà come ”una invasione” l’operazione militare lanciata nella Siria nordorientale. Lo ha dichiarato il presidente Recep Tayyip Erdogan intervenendo ad Ankara e minacciando di ”aprire le porte” ai rifugiati siriani attualmente in Turchia. ”Hey, Unione europea! Non potete definire la nostra operazione come un’invasione” ha detto. L’unico obiettivo dell’operazione militare turca è quella di ”eliminare il terrorismo”.

”La Turchia ignorerà le critiche sull’Operazione fonte di pace che abbiamo lanciato contro elementi terroristici mentre più di dieci attori stranieri agiscono liberamente in Siria” ha proseguito Erdogan. ”Chiedo all’Arabia Saudita di guardarsi allo specchio e di rendere conto di ciò che avete fatto in Yemen”. Riferendosi al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, Erdogan ha detto che ”l’Egitto non può dire nulla. Ha permesso al democraticamente eletto (Mohammed, ndr) Morsi di morire soffrendo in un’aula di tribunale. Questo è il tipo di assassino che sei”.

La Russia chiede intanto che la crisi “si normalizzi il prima possibile, prima di tutto in nome del rispetto del principio della sovranità del paese e della sua integrità territoriale”. Russia e Turchia mantengono contatti regolari, anche fra militari, sull’operazione lanciata da Ankara, ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ricordando che Mosca “intende promuovere un dialogo fra Damasco e Ankara e anche con le organizzazioni curde”.

“Erdogan ha chiamato Vladimir Putin e prima Mevlut Cavusoglu aveva chiamato me. Abbiamo un canale per la prevenzione dei conflitti, un canale per le comunicazioni regolari e i nostri ufficiali militari mantengono contatti regolari fra loro” ha spiegato Lavrov. “Eserciteremo pressioni per l’avvio di un dialogo fra la Turchia e la Siria che è negli interessi di entrambi i Paesi. E anche promuoveremo contatti fra Damasco e le organizzazioni curde che si impegneranno a rinunciare all’estremismo e al terrorismo” ha affermato. Da parte siriana e curda, si chiede che la Russia “impieghi le sue buone relazioni con tutte le parti coinvolte per assistere l’avvio di un tale dialogo”.

 Lavrov non ha nascosto che le preoccupazioni di Ankara circa la minaccia proveniente dal confine con la Siria avrebbero potuto essere risolte sulla base degli accordi già stipulati fra Damasco e Ankara, in particolare sulla base dell’Accordo di Adana del 1998, la cui attuazione – ha denunciato- è stata complicata dall’attività degli americani e della coalizione sulla riva orientale dell’Eufrate.

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