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Boris Johnson sarà premier

“E’ arrivato il momento di realizzare la Brexit, riunire il Paese e sconfiggere Jeremy Corbyn”. E’ un passaggio del breve discorso con il quale Boris Johnson, ha salutato la sua elezione a nuovo leader del Partito conservatore e nuovo leader del governo britannico. L’annuncio della sua elezione è stato fatto dai presidenti del 1922 Committee del Partito, davanti alla platea di esponenti Tories riuniti per l’ocacsione nel Queen Elizabeth II Centre di Westminster.

Prendendo la parola, Johnson, che domani sarà nominato primo ministro, ha voluto innanzitutto ringraziare il suo avversario nella corsa per la leadership del partito, il ministro degli Esteri Jeremy Hunt, e la premier uscente, Theresa May. Quindi ha fissato le tre priorità del suo mandato, “deliver, unite and defeat” (realizzare, riunire, sconfiggere), coniando un nuovo acronimo ‘Dud’. Aggiungendo alle tre priorità anche “energise”, (stimolare), ha scherzato Johnson, ne esce l’acronimo “Dude”, che come sostantivo, più nell’inglese Usa che in quello british, è usato colloquialmente per dire, “amico”, o “tipo”.

“Grazie per l’incredibile onore che mi avete fatto”, ha successivamente twittato. “Il tempo della campagna è finito e inizia quello del lavoro per riunire il Paese e il partito, realizzare la Brexit e sconfiggere Corbyn”. “Lavorerò al massimo per ripagare la vostra fiducia”, si legge nel post.

Nel suo discorso di oggi, Johnson non ha ripetuto il mantra della sua campagna, “usciremo dalla Ue il 31 ottobre, costi quel che costi”. Ma è presto, fanno notare gli osservatori, per trarne delle conseguenze generali su quello che sarà l’atteggiamento del neo premier verso la Ue. Si potranno avere maggiori indicazioni dal discorso che domani sera pronuncerà davanti a Downing Street, dopo la nomina a premier, e da quello previsto alla Camera dei Comuni per giovedì. Sempre entro la fine della settimana, è previsto un altro suo intervento, nel quale certamente approfondirà le questioni legate alla Brexit.

Nella consultazione che ha visto coinvolti i 159mila iscritti al partito, Johnson ha ottenuto 92.153 voti (il 66%), rispetto ai 46.656 voti del rivale Jeremy Hunt (34%). La partecipazione degli iscritti è stata dell’87,4%. In termini percentuali, rileva la stampa britannica, Johnson ha fatto meglio rispetto al 62% dei voti ottenuti da Jeremy Corbyn nel 2016, quando venne eletto leader del Partito laburista. Meglio anche di quanto fatto ieri da Jo Swinson, eletta leader dei Libera democratici, col 63% del voto degli iscritti ai Libdem. Nel raffronto con altri leader conservatori, Johnson ha fatto meglio anche di Iain Duncan Smith, primo leader Tory eletto direttamente dagli iscritti, che nel 2001 ottenne il 61% dei consensi, con una partecipazione del 78%. Johnson non è però riuscito a battere il suo ex rivale, David Cameron, eletto leader nel 2005 col 68% dei voti. In quell’occasione la partecipazione al voto fu del 78%.

Donald Trump è stato probabilmente il primo leader straniero a congratularsi con Johnson. “Congratulazioni a Boris Johnson per essere diventato il nuovo primo ministro del Regno Unito. Sarà un grande!”, ha scritto in un tweet il presidente Usa. In realtà, la nomina di Johnson a premier prevede ancora alcuni passaggi formali, come le dimissioni della premier uscente Theresa May e la convocazione a Buckingham Palace per l’assegnazione dell’incarico da parte della regina Elisabetta.

Congratulazioni anche dal presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, oggi a Malta. Il presidente “intende lavorare con il nuovo primo ministro” britannico “nella migliore maniera possibile”, afferma la viceportavoce capo della Commissione Europea Natasha Bertaud, a Bruxelles.

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