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Violenza contro donne: nel 2018, in Valle,125 donne maltrattate. Cento le italiane

AOSTA . Stupri, stalking, insulti, minacce, fino ad arrivare all’omicidio. La ‘Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne’, celebrata lunedì 25 Novembre, non vuole essere un mero messaggio, un semplice richiamo ad un maggior rispetto verso il ‘pianeta in rosa’.

Il significato di questa importante ricorrenza deve assumere il ‘volto’ di un principio indiscutibile, in cui l’obiettivo prioritario è riassunto nel termine ‘sensibilizzazione’. Che, non può essere considerata pura utopia, ma interiorizzata da chi ritiene la violenza il solo tramite di confronto.

Antonia Billeci, dirigente medico della Medicina d’Emergenza, del ‘Parini’ e referente Azienda Usl per la ‘violenza di genere’ illustra, nell’immediato, dati numerici: “Lo scorso anno, sono arrivate al Pronto Soccorso 125 donne con danni fisici, ma, soprattutto, psicologici. Cento sono italiane. Donne sottoposte anche a violenza sessuale“-.

Nel primo trimestre dell’anno in corso, 68 donne hanno affrontate la fase acuta dei maltrattamenti in Pronto Soccorso, reparto ospedaliero in cui, i medici valutano la possibilità di dimissioni oppure l’attivazione della rete antiviolenza.

Dipende dalla gravità della situazione – riprende Antonia Billeci -. Nei casi in cui la donna è terrorizzata dal rientro in famiglia, la decisione è una sola. L’immediata ospitalità nel ‘rifugio’ allestito per le donne maltrattate. La ‘Casa delle donne’, ambiente sicuro e protetto”.

Commenta alcuni dei casi più emblematici: “Riceviamo donne stravolte da maltrattamenti psicologici ed economi”. Si sofferma, in particolare, sul caso di una donna straniera, madre di due figli minori, sposata con un italiano, occupata nell’azienda del marito, sottoposta ad autentiche vessazioni.

Un marito – sottolinea la dirigente della Medicina d’Emergenza – incapace di un dialogo sereno, civile, costruttivo. Da tempo, la sta riducendo ai limiti, nel ‘vicolo cieco’ di pesanti ristrettezze economiche.”

Tristi storie già viste. Quotidianità sconvolta da una prepotenza insensata e ingiustificabile. Cosa può fare una donna ridotta in ‘schiavitù economica?’ Le istituzioni supportano a livello psicologico, logistico e, nei casi estremi, anche economico. Ma non possono arrivare a restituire ciò che la violenza ha compromesso in termini quasi assoluti: la serenità, l’entusiasmo e, per molte donne, la voglia di vivere.

I danni fisici sono, spesso, molto evidenti – puntualizza la dottoressa Billeci, autrice del nuovo protocollo aziendale contro la violenza, revisionato alla luce delle nuove linee nazionali del Ministero della Salute -. Ecchimosi, graffi, occhi tumefatti. E anche donne con fratture costali. Non ci colpisce la violenza fisica, ma quella più insidiosa, che non appare, ma incide nel proprio ‘io’. Intimorisce le donne al punto da convincerle a rinunciare alla denuncia del proprio carnefice”.

Ricorda, in proposito, i corsi di formazione che tiene, con regolare cadenza, per medici e infermieri del Pronto Soccorso, Medicina d’Emergenza, Ostetricia e Ginecologia.

I carnefici indifferenti anche dalla presenza dei figli, di bambini a cui rimarranno impresse nella mente e negli occhi, forse per sempre, le scene di violenza contro la loro madre.

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