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Verona – Pescara, un viaggio senza controlli

Si parla davvero tanto di controlli, di divieti di spostamenti per non favorire il diffondersi del contagio da coronavirus, ma in realtà cosa succede?

Il caso che ci è stato segnalato, proprio dalla persona che ha vissuto l’esperienza del viaggio, ci pone diversi angoscianti interrogativi. Ed ancora, mettono in dubbio anche la veridicità dei dati che quotidianamente ci vengo propinati, ed a questo punto ottiene credito chi li definisce “prezzolati”, la massa di giornalisti delle più importanti emittenti nazionali: Rai in testa.

Ma vediamo cosa è accaduto: alcuni giorni or sono, il nostro amico Giorgio, semplice nome di fantasia, alle 15,00 sale sulla sua auto e parte alla volta di Pescara. Si immette sulla A13 a Rovigo Sud in direzione Bologna. Nessun controllo, nessun posto di blocco.

Quindi a Bologna prende la A14 in direzione Pescara, procede tranquillamente in un autostrada semi deserta, si ferma nell’area di servizio Rubicone per fare carburante e prendere un caffè. Anche qui nessun controllo, nemmeno l’ombra di una pattuglia della Polizia o di altre forze dell’ordine o della protezione civile.

Giorgio, incuriosito ed al tempo stesso meravigliato della totale assenza di controlli chiede sia al benzinaio che al barista del perchè non vi sono pattuglie.

La risposta è sconcertante: “Sono giorni che non si vede nessuno, qui si fermano pochi automobilisti e camionisti ma le forze dell’ordine sono spariti”.

Il pensiero di Giorgio, che da tempo lavora a Verona, va ad un articolo del TG Rai del Friuli Venezia Giulia, datato 10 Marzo 2020, che diceva:

“Agenti della Polizia Stradale e Polizia Ferroviaria presidiano gli ingressi in autostrada e le stazioni per controllare se chi si mette in viaggio lo fa nel rispetto del decreto del presidente del Consiglio che impone una serie di limitazioni negli spostamenti.

Una pattuglia effettua 25 controlli in media ogni ora”

Ancora immerso nei suoi pensieri prosegue il suo viaggio fino a Pescara Nord, abbandona l’autostrada e quindi si dirige verso la sua abitazione a Pescara.

Nessun controllo.

A prescindere che il nostro amico avrebbe dovuto, immediatamente e responsabilmente, comunicare l’arrivo da altra regione agli organi competenti, la vicenda ci appare inverosimile.

Logico porsi una domanda: Ma quante persone avranno attraversato l’Italia in largo ed in lungo nel più assoluto anonimato?

Questo potrebbe essere una delle cause di diffusione del virus, lecito pensarlo!

La polizia autostradale della sottosezione di Città S. Angelo, da noi interpellata, ci ha spiegato che per la zona di loro competenza, ossia da San Benedetto del Tronto sino ad Ortona, quotidianamente operano controlli e sono stati sanzionati diversi automobilisti, aggiungendo anche, che si è trattato di un puro caso di fortuna che Giorgio non sia stato fermato da nessuna pattuglia.

Nulla hanno potuto dire delle altre sottosezioni di competenza per altri tratti sino ad arrivare a Verona. Hanno assicurato, in ogni caso, che la loro azione è quotidiana e di grande impegno nonostante il poco personale a disposizione.

Nessuna polemica, sarebbe ingiusta nei confronti di una Polizia Autostradale oberata di lavoro, pur tuttavia una fonte di preoccupazione insorge prepotente facendoci sentire sempre più vulnerabili.

In considerazione del poco personale a disposizione della Polizia, e di uno Stato che in più di una occasione ha dato vedere poca capacità organizzativa, pur senza arrivare agli eccessi di alcuni pseudo politici, ancora più ignoranti di altri, è necessario fare ricorso ad un proprio senso civico limitando gli spostamenti e, come detto ripetutamente dalla protezione civile e dai vari decreti, avvisare gli organi competenti ogni qual volta si lascia una regione per un’altra.

La guerra al coronavirus può essere combattuta e vinta, facendo affidamento soprattutto nei soldati, anche perchè di generali ve ne sono troppi e troppo poco efficienti.

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