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Valanga Monte Bianco, Pesse: “Tragica fatalità. Non imperizia”

AOSTA – “Erano due grandi professionisti. L’amico e collega Edoardo Camardella, in particolare, era molto preparato e aveva percorso quel canale molte altre volte. Non si può attribuire il dramma alla loro impreparazione. E’ stata una tragica fatalità“.

Paolo Pesse, direttore della Scuola Maestri di sci, di Pila, tiene a puntualizzare i dettagli della sciagura che ha inghiottito anche la vita di Luca Martini, 32 anni, di Finale Ligure, sciatore e istruttore, di bike, amico del maestro di sci Camardella, 28 anni, di La Thuile.

Lo sci fuori pista comporta sempre un rischio – esordisce -. Il pericolo è reale anche per i professionisti. Siamo abituati, ma consapevoli dell’azzardo. L’amico Edoardo aveva percorso tantissime altre volte il canale SkyWay. In questo periodo- sottolinea Paolo Pesse – c’è l’insidia del vento che favorisce gli accumuli nevosi, lo spostamento della neve e la formazione della crosta ghiacciata. Nel ‘fuori pista’, il peso degli sciatori può provocare il distacco delle placche a catena“.

La disgrazia è accaduta a Punta Helbronner, a tremila metri, nel massiccio del Monte Bianco. Illesi gli altri tre sciatori che stavano sciando in ‘fuoripista’ a valle della stazione di arrivo della funivia Skyway. Nella zona erano presenti altri sciatori che hanno assistito all’incidente su cui sta indagando il pm Luca Ceccanti. I testimoni sono stati sentiti dai finanzieri del Soccorso Alpino Guardia di Finanza.

E’ ancora il direttore della Scuola Maestri di sci, di Pila, a commentare quanto accaduto sabato 30 Novembre sulle nevi alle pendici del ‘tetto d’Europa’. Il fascino dello sci nella neve fresca. “Irresistibile –ammette -. Quando si scia in un ‘panettone vergine’ si ha la sensazione di galleggiare. Una grande emozione. E’ bellissimo. In Valle d’Aosta, l’Elisky è molto frequentato”.

Un’attrazione che, a volte, può rivelarsi fatale e che, quindi, deve essere supportata dalla guida di un professionista. Parola di Paolo Pesse. “E’ fondamentale chiedere informazioni, in stazione, sulle condizioni della neve, prima di avventurarsi nel fuoripista – ribadisce -. In questo particolare periodo, lo sconsigliamo in solitaria”. Aggiunge: “Suggerisco di sperimentare lo sci a bordo pista per chi non è un provetto sciatore. Il divertimento è uguale ed è meno rischioso. Le piste di Pila sono fantastiche“.

Ricorda l’importanza di essere dotati di un’attrezzatura adeguata. Lo zaino deve contenere l’Artva, la sonda e una pala. Sono indispensabili perchè facilitano l’individuazione di una persona sotto la massa di neve”.

Un ‘no’ al fuoripista lo scandisce Giuliana Cerise maestra di sci con esperienza pluridecennale, nella scuola di Torgnon. “E’ molto pericoloso anche per noi esperti del mestiere – dichiara -. Molti clienti lo chiedono. Ma io mi rifiuto e, se insistono, li invito a rivolgersi ad altri colleghi. La neve, in questo periodo, non è gelata alla base ed è molto facile il distacco di valanghe”.

La menta vola subito ad un’esperienza vissuta, in prima persona, negli Anni Settanta, a Valtournenche: “E’ scesa una valanga dalle Grandes Murailles mentre stavo dando lezioni con altri colleghi, a numerosi clienti, in un’area opposta. Era di proporzioni enormi e lo spostamento d’aria ci ha catapultati in cima agli alberi. Sono morte molte persone. Un uomo, rimasto imprigionato nella sua Gip, ha bevuto della grappa che portava sempre quando andava a sciare. Si è salvato. Mentre i soccorritori stavano sondando la valanga, ne è caduta un’altra. Ancora una volta noi maestri ci siamo salvati. Ma non gli sciatori. Sono arrivate le ruspe. Alla fine, abbiamo visto pareti di neve alte come palazzi”.

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