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Un San Martino diverso ma genuino

Tra le tante celerazioni che si svolgono in questa ricorrenza, secondo tradizioni, usanze e credenze popolari, ci sono mille e più racconti ma, fra i tanti sono stato colito da quello di un amico caro, professore di educazione fisica, ormai in pensione, ritrovato dopo tanti anni dalla ostra giovinezza: Alfredo Di Gregorio. Un irriducibile romantico ancestralmente legato alle tradizioni, a quelle più vere e genuine, al territorio, al cibo e soprattutto alla gente. Un uomo contro corrente, in un epoca di soli social, che adora ancora il contatto vero, la socializzazione che è stata dei nostri padri e dei nonni.

Alfredo, dopo aver appeso al chiodo le scarpe da atleta ed aver riposto nel tiretto registri e verbali di classe, scrive. Scrive della quotidianità, della vità rurale e delle bellezze della natura decandandone incessantemente i doni che la stessa ci riserva in ogni periodo dell’anno.

Tra i tanti scritti, di seguito il suo San Martino:

Paolo è ufficiale sanitario nel distretto di Villa Celiera e altri comuni limitrofi. Si occupa della salute pubblica con provvedimenti finalizzati all’osservanza di leggi e regolamenti sanitari nazionali. È per carattere bonario e professionalmente disponibile nel senso che è incline a semplificare le procedure prescritte e non ostacolare con artificiosi intralci burocratici il godimento dei diritti dell’utenza. In questo modo si guadagna rispetto e amicizia da parte di tutti, autorità, istituzioni, dipendenti pubblici e semplici cittadini. Diventa in pochi anni una figura di riferimento nel territorio perciò è spesso ospite gradito e ricercato in cerimonie e festeggiamenti pubblici e privati.

La festività dell’11 novembre, San Martino, nelle nostre zone prevede diverse forme di celebrazione. In alcuni posti si predilige l’aspetto dissacratorio e goliardico che vuole il santo come patrono dei mariti delle consorti infedeli (Montesilvano). In altre invece, per fortuna, si celebra “..l’aspro odor dei vini..”.

Prima che il vino novello diventasse una moda e un affare per locali più o meno a la page, a Villa Celiera era, spero che ancora sia, una bellissima festa. I Cellarotti avevano istituito la gara del vino, ossia l’11 novembre i produttori di vino locali aprivano le cantine per gli “assaggi” necessari a stabilire quale fosse il migliore dell’anno.

A sancire la legittimità del primato era deputata un’apposita commissione formata da notabili e cittadini di un certo carisma, a cui si aggregavano altre persone senza “titolo”. In una indimenticabile serata ero tra queste, invitato da Paolo membro effettivo.

La serata è fredda come naturalmente dovrebbe essere a queste quote in questi periodi. Una nebbia sottile ma penetrante invita e spinge a cercare riparo e calore di case e, giustappunto, cantine. Ottime premesse

Qual è la particolare bellezza di questa cerimonia?

Che la zona non è zona di vigneti, siamo attorno ai settecento metri. Il vino è prodotto per uso famigliare acquistando l’uva in pianura o collina.

Alcuni Cellarotti vinificavano solo per questa occasione, per la festa di San Martino.

Parlare poi di assaggio è limitativo. In realtà ogni produttore, direttamente in cantina o in casa, preparava diversi “stuzzichini”. Meglio sarebbe coniare un neologismo STUZZICONI.

Tavole imbandite con ogni ben di Dio. Formaggi, salumi, carni, minestre, pietanze diverse si che anche Pantagruel avrebbe avuto difficoltà a onorarle tutte. Questo con il senno di poi, allora non conoscendo le modalità della gara, feci onore alla tavola del primo produttore pensando fosse una sua propria iniziativa, con qualche difficoltà poi per le successive. Pensate che tra i concorrenti c’era il titolare di una avviatissima macelleria. E il vino? Buono, anzi tutti buoni, l’intrinseca qualità dei mosti e loro prodotto non poteva non essere elevata dal contorno gastronomico e sociale.

Immancabilmente ad ogni tappa oltre al vino in gara era necessario assaggiare quello dell’anno scorso, o di anni prima, e poi le grappe, i liquori fatti in casa, la GENZIANA. Le ricette segrete dei cacciatori, dei fungaioli, del guardacaccia, del pastore.

Che serata!!!

La leggendaria e generosa ospitalità degli abruzzesi trovava in Villa Celiera la sua massima espressione. Ripeto, era una festa a 360°, non c’era bisogno di qualificarsi, è possibile che la commissione allargata, anzi allargatissima fosse superiore alle cinquanta unità. E nel tratto di strada che portava da una cantina all’altra si arricchiva di altri commissari, mentre qualcun altro, raggiunti i propri limiti goderecci, si defilava.

Che serata e che gente.

Il vincitore?

Villa Celiera.

(Alfredo Di Gregorio)

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