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Tempio crematorio, Righini: “Pronti a gestire la seconda ondata Covid, dopo esperienza lockdown”

AOSTA – L’arrivo imprevedibile dello tsumani pandemico, a marzo, viene considerato, in vari settori sociali e lavorativi, un’esperienza che, nella sua estrema drammaticità, ha dispensato insegnamenti fondamentali per affrontare situazioni di portata planetaria.

Eravamo pronti ad affrontare questa seconda ondata, preannunciata, a più riprese, dagli scienziati. Nessuna sorpresa, quindi, e neppure scompiglio nella gestione delle cremazioni. Come accaduto, a marzo e aprile. Due mesi in cui abbiamo assistito al raddoppio delle salme. Dalle usuali settanta siamo passati al doppio. Con tutte le conseguenze pratiche ed emotive”.

Maurizio Righini, caposervizio del cimitero e del Tempio crematorio, di Aosta, delinea la situazione vissuta nella scorsa primavera, periodo in cui, l’esplosione della malattia, ha travolto qualsiasi attività collegata. In primis, il lavoro del personale addetto alle sepolture e alle cremazioni.

Possiamo considerare le prime drastiche restrizioni come una sorta di ‘stress-test’ che ci ha messo in crisi, ma, nel contempo, ha permesso di riorganizzare la quotidianità lavorativa, affinando alcuni dettagli importanti del nostro lavoro”, sottolinea.

L’istituzione della ‘zona rossa’ non ha colto impreparati gli operatori della struttura, in via Piccolo San Bernardo. Al contrario, in questo prepotente ritorno della pandemia hanno rivisto l’organizzazione, dichiarandosi preparati ad accogliere nove salme al giorno. Un rialzo graduale dalle prime sei, garante di un’attività delicata in cui sono richieste professionalità e sensibilità.

Ancora Maurizio Righini: “Da tempo – informa –abbiamo sospeso l’arrivo di salme da fuori Valle e interrotto la cremazione di resti mortali. Una scelta imposta dal contesto in cui operiamo. Riusciamo a consegnare le ceneri ai parenti il giorno dopo la cremazione. L’organico è al completo e offre la massima diponibilità, anche con ore straordinarie. Abbiamo, in ogni caso, dovuto, riorganizzare le modalità operative”.

La possibilità di deporre i feretri nel capannone della Protezione civile, allestito all’aeroporto, agevola l’attività degli addetti al Tempio. Il numero di cremazioni giornaliere, secondo quanto spiega Righini, é subordinato alle esigenze di pulizia del forno.

Il Tempio crematorio regionale si avvale di un organico in cui operano due addetti alla cremazione, un cerimoniere dedicato all’accoglienza delle salme, quattro custodi, personale amministrativo, operai per le tumulazioni.

In media, si dedicano alle cremazioni cinque addetti, di cui tre fissi e due si alternano”, conclude Maurizio Righini.

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