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“Solo, nel bosco, al buio, circondato da cinque lupi”. Il presidente dei cacciatori racconta la sua avventura

INTROD – 30 Ottobre 2019. Ore 5,30. Luciano Joris, presidente del Comitato Regionale Gestione Venatoria, imbraccia la sua calibro 308 e si appresta a trascorrere una delle tante, usuali giornate di caccia. E’ arrivato nel punto dove, da anni, lascia il suo Pik up a Les Combes, di Introd per, poi, addentrarsi nel bosco.

Sono in attesa del mio giovane cervo da prelevare. Ad un certo punto – comincia a raccontare – un fascio di luce illumina una radura. Sorpresa. Due lupi stanno girovagando, con massima tranquillità, a venti, trenta metri. Indietreggio. Mi guardo attorno. Cerco di mantenermi calmo e lucido. Indirizzo la luce della lampada sul crinale vicino al bosco e…. – si interrompe un paio di secondi – ancora tre. Sì, tre lupi, di cui due seduti che mi stanno guardando, mentre il terzo annusa il terreno.”

Sono attimi concitati, con il battito cardiaco a mille, nella confusione più totale. Attimi in cui pensi di dire addio alla vita. Imprechi contro un destino che, chissà perchè, proprio oggi deve riservarti una fine così cruenta. Secondi infiniti che amplificano l’angoscia e bloccano qualsiasi movimento, azione. Un confronto impari.

La mia unica protezione è la calibro 308 che, in ogni caso, potrei usare soltanto per fare rumoreriprende il racconto il presidente dei 1.600 cacciatori valdostani -. Solitudine, buio e rigidità muscolare mi invadono mente e corpo. Una sensazione indescrivibile. Non penso neppure un attimo di mettermi a correre perchè scatenerei laggressione dei carnivori. Intanto sta salendo una nebbia piuttosto densa”.

La circostanza è quanto mai propizia e Luciano Joris la coglie al volo. Si incammina, con circospezione e passo molto lento, verso il Pik up. “Salgo, accendo i grandi fari e riesco a intravvedere ancora tra le piante le sagome e gli occhi brillanti dei lupi che, uno dopo l’altro, spariscono nel bosco. Mi rassereno e mi domando se sia il caso di continuare la caccia o ritornarmene a casa. Deciso di riprendere a cacciare, nella totale consapevolezza che avrei atteso l’alba senza la speranza di vedere il mio fusone perché qualcuno aveva già occupato il territorio prima di me”.

Epilogo indolore per il cacciatore-presidente Luciano Joris. Che confessa: “Dopo cinquant’anni di attività venatoria, non avrei mai immaginato di vivere un’esperienza del genere e assistere ad una scena che, ancora oggi, mi sembra surreale”.

La considera, nonostante tutto, una (dis)avventura preziosa, una testimonianza da trasmettere per una serie di riflessioni riconducibili ad un passato remoto, ma riemerso con prepotenza. Epoche in cui ci si affidava anche alla fantasia degli scrittori di favole. Le stesse fiabe che, secondo Luciano Joris, quando venivano raccontate “creavano preoccupazione nei bambini. Oggi, forse, nell’era del web e dei super telefonini – sottolinea – potrebbe essere utile rileggerle ai nostri cari nipotini. C’era una volta Cappuccetto rosso…”, la chiosa del presidente del Comitato Regionale Gestione Venatoria.

Questa giornata da brivido è illustrata dal protagonista in una pagina della rivista ‘Il Cacciatore Valdostano’.

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