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Sant’Orso: la sua magia è racchiusa anche nell’incognita del quantitativo di vendite

AOSTA – Neppure la tecnologia riesce a scalfire l’enigma che, da sempre, caratterizza la ‘Fiera di Sant’Orso’: quantificare le vendite con una stima approssimativa del giro di affari.

Un vortice di denaro conosciuto soltanto dai diretti interessati che, come ha sancito un tacito accordo, preferiscono stare sul vago. Un ‘déja vu’ di una ‘kermesse’ che ammicca, salvaguardando la parte del suo ‘volto’ ermetico.

In questo carosello di cifre ipotetiche permane solido il punto fermo di incassi considerevoli, di un volume di acquisti senza freni e di richieste di prenotazioni in significativo rialzo, nell’edizione 1020. L’aumento di spedizioni è l’unica conferma divulgata, a gran voce, dai fautori delle opere. Che, in ogni caso, glissano sul numero di pezzi ordinati, limitandosi a manifestare soddisfazione e compiacimento di vedersi apprezzata la loro arte. Anche questi dettagli rientrano nell’Album d’oro dei ricordi di una manifestazione fieristica con eco mondiale.

Visitatori-clienti incantati di fronte alla maestosità di alcune opere impossibili da trasportare in proprio e, quindi, scelgono di farle arrivare a domicilio su mezzi di trasporto adeguati. Clientela locale, residente in altre regioni italiane e in Paesi esteri. Un afflusso che, a detta dei protagonisti e delle istituzioni, costringerà gli organizzatori a prevedere nuovi spazi di accoglienza degli espositori. In 170 mila hanno percorso, in lungo e in largo, la Fiera delle fiere.

In molti auspicano un allestimento della ‘millenaria’ esteso non solo nel centro città, ma pensato per coinvolgere e far vivere questo stupendo appuntamento invernale in tutte le vie del capoluogo regionale.

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