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Sanità: “Il tumore del colon-retto è guaribile. Lo screening? Un autentico salvavita”

TORINO – “Viene denominato ‘ big killer’. Termine forte, scelto per sottolineare la pericolosità e la frequenza del tumore del colon-retto. Patologia in cui si registra un numero crescente di guarigioni subordinate alla diagnosi precoce”.

Massimo Di Maio, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia dell’Ospedale Mauriziano, di Torino, manifesta il suo ottimismo: “Questa tipologia di cancro colpisce, in Italia, 50 mila persone ogni anno, con una percentuale maggiore fra gli uomini. E’ il secondo, per incidenza, dopo il tumore della mammella“.

Dichiara, senza mezzi, come da questo tumore si può guarire. La chance che garantisce la sconfitta è conseguente alla tempistica della sua scoperta. Quando, cioè, sono ancora assenti le metastasi a distanza”. Scende in dettaglio: “Se il tumore non è ancora diffuso in altri organi la guarigione, pur non essendo garantita, è molto frequente con l’intervento chirurgico e la chemioterapia. Nel caso in cui siano presenti metastasi – puntualizza il professor Di Maio – diventa indispensabile concentrare l’aspetto terapeutico sulla chemioterapia e su altri farmaci biologici“.

Doverosa una premessa: nessun risultato miracoloso. Parola dell’oncologo, segretario nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica. Conferma: “Sono i casi in cui la guarigione si allontana, ma è resa possibile grazie anche alle nuove e notevoli frontiere della chirurgia delle metastasi. Interventi innovativi, molto efficaci in grado di assicurare ai pazienti una qualità di vita più che soddisfacente e, per molti, di guardare al futuro con grandi speranze”.

Si sofferma sullo screening: “Raccomando di cogliere questa opportunità per una diagnosi precoce seppure non si avvertano sintomi. Sottoporsi allo screening equivale ad investire nella salute.

Un investimento che l’oncologo Di Maio allinea alla vera sfida contro il cancro del colon-retto: la prevenzione “modalità più incisiva per contrastare questo tumore, nonostante i consistenti progressi terapeutici e chirurgici”, ribadisce.

In quanto, poi, alle cause di insorgenza di questa patologia neoplastica, in genere ereditaria, il professor Massimo Di Maio consiglia, in primis, un’attenzione particolare all’alimentazione. “Un consumo esagerato di carni rosse – specifica – rappresenta un fattore di rischio. Importante, poi, un buon esercizio fisico giornaliero, garante, tra l’altro, della riduzione di molte altre tipologie di tumori”.

In questi giorni, l’Usl della Valle d’Aosta sta inviando ai cittadini in età compresa tra i 50 e i 74 anni l’invito a sottoporsi allo screening del tumore del colon-retto. Una campagna preventiva che, ad oggi, evidenzia riscontri incentivanti.

In Valle d’Aosta – dichiara Marina Schena oncologa, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia-Nefrologia dell’ospedale ‘Parini’, di Aosta, – l’incidenza di questo tumore è in significativa riduzione grazie allo screening. La casistica è stabilizzata su 140/150 casi all’anno. Trentotto i pazienti con malattia in stadio più avanzato, sottoposti a intervento chirurgico e chemioterapia. Non tutti sono guariti. La percentuale di decessi è in diminuzione”.

Caldeggia lo screening: “E’ basilare per scoprire il tumore in fase precancerosa. Cioè, quando si individuano i polipi intestinali che, una volta estirpati, scongiurano l’insorgenza del cancro e la completa guarigione “.

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