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Rigopiano, in aula i familiari delle vittime

Tante maglie bianche con sopra stampata una foto. E’ l’immagine che questa mattina offre il tribunale di Pescara dove nell’aula 1, davanti al Gup Gianluca Sarandrea, si terrà la prima udienza preliminare relativa all’inchiesta principale del disastro di Rigopiano.

Rischiano il processo 24 imputati, tra i quali l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, l’ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco e il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, ai quali si aggiunge la società Gran Sasso Resort Spa.

Dal crollo o altri disastri colposi all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico i reati ipotizzati a vario titolo dalla Procura. Al centro dell’inchiesta dei carabinieri forestali, coordinata dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia, la mancata realizzazione della carta valanghe, le presunte inadempienze relative alla manutenzione e allo sgombero delle strade di accesso all’hotel, il tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi.

Forse nell’elenco manca qualche illustro nome, qualche parente sussurra in preda ad un immutato dolore per la perdita di un figlio, una compagna, un fratello.

Mentre Marco Foresta, 31 anni, unico figlio di Tobia e Bianca Iudicone commenta:

“Finalmente siamo arrivati qui, dopo 2 anni e mezzo in cui se ne è parlato in tutti altri luoghi rispetto a un’aula di tribunale. Da oggi inizierà un cammino che spero non sia lunghissimo e porti alla giustizia. Chi ha sbagliato deve pagare, una tragedia come questa non può rimanere impunita”

Francesco, fratello di Gabriele D’Angelo morto a 31 anni, aggiunge:

“Ho tante aspettative, sperando non sia un grande bluff e che la legge sia uguale per tutti. E’ l’inizio di una grande battaglia. La nostra vita è stravolta, mia mamma oggi si è fatta forza ed è la prima volta che viene in udienza, pretendiamo giustizia”.

Vincenzo Cecioni, padre di Valentina morta a 32 anni, indossa la maglietta bianca con la foto della figlia e scrolla le spalle, ormai distrutto dalla perdita. La donna, in vacanza insieme al marito Giampaolo, sopravvissuto insieme ad altre 10 persone e oggi in aula al Tribunale di Pescara, ha lasciato una bambina di 7 anni, Gaia.

“Oggi tanta emozione e commozione – commenta Giampaolo Matrone – non so nemmeno io da ieri come mi sento, non vedo l’ora che finisca positivamente. Domani si ricomincia, sempre guardando al prossimo obiettivo, all’udienza che verrà. Andiamo avanti, la mia forza è Gaia, mia figlia. Combatto per lei e per la mamma che le è stata tolta”.

“Ci aspettiamo venga fatta giustizia” dicono ancora  Mariangela e Pina, mamma e zia di Ilaria Di Biase, morta a soli 22 anni nell’hotel, dove lavorava come cuoca. Stringono una foto della ragazza mentre gli occhi si fanno sempre più lucidi: “Devono pagare tutti, dal primo all’ultimo. E’ stata una tragedia che si sarebbe potuta evitare. Noi stiamo male, sempre peggio, con tanta rabbia e tanto dolore, queste persone – aggiunge la mamma di Ilaria rivolgendosi agli imputati – secondo me non hanno coscienza di cosa accaduto, nemmeno ci pensano”.

In tutti traspare ancora dolore, rabbia e tanta ma tanta voglia di giustizia pur nella consepevolezza ed a volte rassegnazione che non potrà mai esserci una giustizia in grado di restituire quanto hanno perso in quel maledetto giorno. I loco cari non ci sono più e mamme, papà, figli, fratelli e sorelle come compagni di vita non potranno più essere restituiti alla vita nel mentre le vite di quanti hanno subito questo innaturale lutto, restano profondamente ed irrimediabilmente segnate da un dolore che non riesce a trovare alcuna rassegnazione.

Chi deve pagare per questa immane sciagura forse pagherà, seppure non tutti, ma qualsiasi prezzo non potrà mai ridare quanto perso da questa gente comune.

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