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Quando la giustizia è con il “copia e incolla”. Caso strano al Tribunale di Salerno

La giustizia italiana non smette mai di stupirci e stavolta non già per la pronuncia di una sentenza non condivisa, bensì a causa della celebrazione di processi imbastiti su capi di imputazione dai presupposti probabilmente falsi e inesistenti. La settimana scorsa al Tribunale di Salerno è andata in scena una surreale udienza preliminare, finalizzata ad accertare la fondatezza, basata su di una prima impressione, delle accuse mosse ad otto imputati, accusati a vario titolo di diffamazione a mezzo stampa in concorso, estorsione, concussione, ed altro ancora. Di fronte al giudice, al lato opposto della difesa, non figura seduto il magistrato della Procura che è stato l’autore materiale della formulazione dei capi d’imputazione su cui si dibatte ed in ragione dei quali otto cittadini sono posti sotto accusa. Quel magistrato è stato trasferito, è andato a ricoprire un incarico più importante, altrove. Il fascicolo è passato ora ad un nuovo pubblico ministero, diverso anche da quello di udienza, anch’egli all’oscuro di tutto. Nonostante la tenacia con cui il Giudice dell’Udienza Preliminare tenti, per una intera mattina, di portare l’udienza a conclusione, finanche superando le problematiche legate al COVID-19 attraverso un repentino cambio d’aula, nello stupore generale e con un colpo di scena degno dei migliori “legal thriller” americani, il Pubblico Ministero rappresentante dell’accusa, si alza e si rivolge al giudicante: “Giudice, chiedo scusa, l’Ufficio chiede la restituzione del fascicolo”. Increduli tutti gli avvocati dei “presunti colpevoli”, ma forse non gli avvocati Ivan Pacifico ed Antonio Nobile, dell’omonimo noto studio legale di Napoli, che difendono due degli imputati, marito e moglie.

Reati mai commessi” – sostengono i legali della difesa. Ma cosa è mai successo per indurre il pubblico ministero a fermare la macchina giudiziaria in piena attività e chiedere una inaspettata restituzione del fascicolo? Bastava forse solo integrare il contraddittorio?

Dalla fusione a freddo di due vicende scollegate tra loro, sostengono gli avvocati partenopei, è uscito fuori un miscuglio di accuse contenute in diciottomila pagine che, in realtà, non riescono a sostenere neanche i primi tre capi di imputazione. A fare chiarezza in questa vicenda giudiziaria, che potrebbe portare ad un caso unico, in cui un magistrato chiede di processare otto persone, nonostante non abbia eseguito nessun tipo di controllo sulle accuse, sono stati i due avvocati napoletani.

Le anomalie, scoperte dagli avvocati Pacifico e Nobile, sono contenute in una memoria depositata al Giudice dell’Udienza Preliminare ed inviata per conoscenza al nuovo capo della Procura di Salerno, in cui i legali hanno denunciato un vero e proprio “copia e incolla” di almeno un capo di imputazione, il numero 3) della richiesta di rinvio a giudizio; il testo sarebbe stato interamente copiato da una memoria difensiva redatta dal legale della presunta persona offesa, senza che alcun controllo venisse eseguito dal pubblico ministero titolare del fascicolo, per verificare la fondatezza dell’accusa.

Ma la vicenda sembra serbare ulteriori sorprese, così almeno ritengono gli avvocati Pacifico e Nobile, che hanno scoperto, dopo ore di esame degli atti contenuti nel fascicolo, presso il loro studio sito alla prestigiosissima Via Toledo, che il capo di imputazione non è farina del sacco del magistrato inquirente.

Del resto, già ad un primo approfondimento della vicenda emerge, non solo l’imbarazzante “copia e incolla” del capo di imputazione – con tutti i risvolti che di per sé tale fatto potrebbe comportare per i magistrati coinvolti, anche in termini di illecito disciplinare -, ma anche il capovolgimento di verità oramai appurate, al punto che sentenze che hanno visto l’accoglimento delle pretese attoree sono diventate sentenze di rigetto, nei capi di imputazione.

I legali napoletani, infatti, sostengono che il fatto di maggior gravità sia rappresentato proprio dal mancato controllo delle accuse, pur se essi confidano che il Dott. Borrelli, il nuovo capo della Procura Salernitana, saprà come rimediare alle storture evidenziate. In pratica, se è vero che il magistrato titolare dell’inchiesta sembra essersi appiattito sulla versione dei fatti sostenuta dalla persona presunta offesa, è altrettanto vero che adesso ci sarebbero tempi e modi per porre rimedio al misfatto.

Almeno di questo sono convinti tanto l’avv. Pacifico quanto il collega di studio Nobile che sembrano nutrire fiducia nel possibile intervento correttivo del Giudice dell’Udienza preliminare e del Procuratore Capo di Salerno.

Ovviamente non sappiamo come andrà a finire, ma di certo qualcosa si sta iniziando a muovere nella giusta direzione, anche per ridare serenità agli uffici del Tribunale di Salerno che da mesi, ormai, sono nell’occhio del ciclone.

Il secondo capitolo di questo horror-giudiziario salernitano avrà luogo il prossimo 23 luglio, data in cui è stato fissato il prosieguo dell’udienza dinanzi al Giudice dell’Udienza Preliminare.

“” Nella convinzione di dover sempre avere fiducia “” – come amano ripetere i due professionisti – “” nella corretta ed equilibrata amministrazione della giustizia “”.

Attenderemo gli sviluppi della vicenda.  

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