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Nella notte una telefonata: “Non l’ho fatto apposta … non sono un assasino”. Giallo incidente Moscufo

Si tinge di giallo l’incidente stradale che la scorsa settimana è costata la vita a quattro persone.  Adriano Sborgia, Maurizio D’Agostino, Cerretani Fabrizio ed il figlio Simone, rispettivamente di 34, 50, 54 e 24 anni, hanno trovato la morte a bordo della Audi che si è schiantata, con inaudita violenza, contro un albero nei pressi di Moscufo.

Alla base dell’incidente l’eccessiva velocità, oppure la velocità ha determinato la violenza dell’urto?

Questa la domanda alla quale, gli amici più cari di Adriano, cercano di dare una risposta. 

Le tante chiacchiere che hanno fatto di contorno alla vicenda, troppo spesso solo frutto della fantasia, della voglia di protagonismo, delle necessità di parlare più a sproposito che a proposito, ci inducono a cercare, insieme a loro, la verità.

E’ stato Adriano il colpevole o l’unico colpevole dell’incidente?

Abbiamo cercato di capirci di più, abbiamo provato a ricostruire quelle drammatiche ore precedenti l’incidente insieme alla mamma Marina al papà Severino,  alla  fidanzata Erika e alcuni amici carissimi.

Sabato 21 febbraio:  Adriano riceve una telefonata, un invito a cena in un ristorante della zona.  Non vorrebbe andarci, la sua intenzione è di rimanere a casa ed aspettare il rientro di Erika dal suo lavoro.  Gli amici insistono, si tratta di Maurizio e Fabrizio, lui alla fine cede ma prima scrive alla sua Erika, gli dice che non può fare a meno e quindi si prepara ed esce di casa.

Selfie al circolo di Collecorvino

Ore 23.30 circa.  Dopo la cena e dopo qualche giretto in auto, si reca in un circolo a Collecorvino, qui si fa un selfie coni suoi amici ed Andrea, fratello di Simone.  Un paio partite a freccette, tutte vinte da Adriano, poi una genziana e si rimettono in auto per riaccompagnare i suoi amici a casa.  Prima di ripartire, ed intorno  alle 0.30 Erika si aggiunge alla comitiva a Collecorvino.

Prima di ripartire, Cerretani padre e figlio decidono di tornare a Moscufo con l’auto di Adriano eludendo l’invito dell’altro figlio Andrea.  Erika vorrebbe seguire, con la sua auto, Adriano, ma questo gli dice di aspettarlo a casa,  solo tempo di riaccompagnare i suoi amici, che volevano provare la fuoriserie di Adriano, e sarebbe rientrato anche lui.

Così tutti si mettono in auto per fare rientro alle loro case mentre Andrea rimane al circolo ancora per un po’.

Erika ci racconta che poco prima, mentre ancora Adriano era a cena, ha ricevuto un messaggio dal fidanzato in cui le diceva di non dimenticarsi mai di lui.  Una frase inusuale che Adriano non aveva mai scritto alla sua ragazza.

Ore 2.00:  Erika non vedendo arrivare a casa Adriano inizia a messaggiare e telefonare.  Nessuna risposta, quindi si rimette in auto e torna a Collecorvino, non trova nessuno, quindi percorre alcune strade della zona.  Ma nessuna traccia di Adriano. 

ore 2.30: Una ragazza di Penne, Giulia Pavone, passa sul luogo dell’incidente ci ha rilasciato oggi una intervista

D. Quando sei passata sul luogo dell’incidente vi erano già i soccorritori?

R. No, credo fosse successo da poco, C’era una macchina ferma con le quattro frecce accese poco più avanti e due persone che evidentemente avevano già visto che non c’era nulla da fare. Sono ripartita e poco più avanti ho incontrato i soccorsi che stavano arrivando.

D. Ricordi che macchina era?

R. No, sinceramente mi sono focalizzata sulle due persone vicino alla macchina distrutta, mi sono fermata giusto un attimo.

D. Ricordi il colore della macchina ferma in mezzo alla strada?

R. Forse scusa, nera, ma non vorrei sbagliare

D. Era una piccola utilitaria o una macchina grande?

R: Grande

D. Un SUV?

R. Mi dispiace su questo non posso essere molto d’aiuto perché di quella macchina non me ne sono proprio curata.

D. La macchina ferma era in direzione Moscufo o Loreto?

R. Direzione Loreto ma ferma sul lato sinistro

D. Hai visto altre persone oltre i due scesi dalla macchina?

R. No solo un ragazzo e un signore, e un’aria da funerale .

D. Immagino eri scossa ed impaurita?

R. Diciamo che ho subito capito che era grave…ho visto che loro stavano bene e ho capito che non potevano fare niente..poi mi hanno detto che stava arrivando l’ambulanza e me ne sono andata per non intralciare. Ho incontrato poco dopo ambulanza e vigili del fuoco con i lampeggianti accesi e le sirene spente, ho capito che era più grave di quanto immaginassi.

D. Sapresti riconoscere le due persone con cui hai parlato?

R. Oddio…era buio e mi sono fermata giusto il tempo di qualche domanda, tra l’altro ho parlato solo con il ragazzo, è passato pure un po’…non li conoscevo ma probabilmente riconoscerei lui.

Intanto Erika rientra di nuovo a casa, continua inutilmente a telefonare insieme alla madre e al papà di Adriano senza avere mai risposta.   La preoccupazione si trasforma in angoscia quindi esce di nuovo con la sua auto insieme a Marina, mamma di Adriano.  Si dirigono dapprima verso Collecorvino dove incrociano un ambulanza che viaggiava a modestissima velocità, quindi si dirigono verso Moscufo. 

Ancora nessuna traccia di Adriano.

Prima di fare rientro  è Erika a suggerire a Marina di provare a vedere lungo la strada che da Moscufo porta alla Cartiera di Loreto Aprutino.   Solo pochi chilometri e la drammatica scoperta.

Tanti lampeggianti nella notte: Carabinieri, Vigili del Fuoco e mezzi del 118.  Con il cuore in gola si avvicinano, si fermano, riconoscono l’auto di Adriano e quindi la macabra e dolorosissima scoperta.

E’ proprio Marina che uno dopo l’altro scopre i corpi dei primi tre passeggeri, vicini tra loto, coperti da un telo verde.  Quasi un sospiro di sollievo, suo figlio non era tra questi, forse è stato portato in ospedale, pensa Marina, ma subito dopo, intravede un quarto corpo dall’altra parte dell’auto, anch’esso coperto dal telo verde.  Si avvicina, si china, scopre il suo volto e trova il suo Adriano.

Inutile descrivere lo stato d’animo della mamma o della fidanzata di fronte a quello scenario di morte, scioccate rimangono impietrite li. 

Intanto si era formato un capannello di persone e fra queste una donna in pigiama dice di aver udito ripartire un’auto dopo lo schianto, aggiungendo anche che ha udito anche una musica proveniente dall’auto.

Sono gli amici, convinti che non sia stato un errore di Adriano a provocare l’incidente seppure il catastrofico esito con i 4 morti è stato dovuto alla velocità, ad indagare e cercare una verità che almeno apparentemente sembrerebbe scontata.

Ovvio che se la velocità fosse stata minore l’urto avrebbe causato danni minori ma ci si chiede sull’esatta dinamica dell’incidente.  Un amico in particolare non è convinto della sommaria ricostruzione fatta dalle forze dell’ordine e continua senza sosta e con caparbietà un’azione diretta a ricostruire l’accaduto.

Dopo una  settimana di sopralluoghi, domande, contatti e ricerche emergono elementi che fanno ragionevolmente pensare ad una dinamica diversa e nel contempo risulta poco comprensibile alcuni atteggiamenti.

Chi ha chiamato i soccorsi?

Perché poi, all’arrivo degli stessi sul posto,  non hanno trovato nessuno?

Perché la signora che ha udito ripartire un auto dopo lo schianto non ne vuole parlare?

Cosa può significare delle macchie di vernice bianca sulla fiancata destra dell’AUDI?

Per quale motivo alcune persone, in una sola settimana, hanno dato due o più versioni di quanto accaduto subito dopo l’incidente?

E per concludere, a tingere definitivamente di giallo la vicenda, la telefonata di questa notte ricevuta ad un amico di Adriano. 

“Alle 3 di notte mi squilla il telefono, – così ci racconta l’amico, – rispondo ed una voce tremolante interrotta dal pianto dice: “ non l’ho fatto apposta … non sono un assassino”.

Telefonata fatta in incognita, nessun numero, ma di sicuro chiarisce almeno in parte quale potrebbe essere stata la dinamica dell’incidente.

Compete agli inquirenti scavare e cercare la verità di un tragico incidente.  Di sicuro non servirà a riconsegnare agli affetti dei loro cari le quattro persone morte ma, altrettanto sicuramente,  potrà dare una corretta interpretazione dell’accaduto evitando che si continui a “sparlare” dell’accaduto etichettando Adriano in maniera maliziosa e cattiva.

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