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‘Ndrangheta: aperte le porte del carcere per l’avvocata Bagalà. Ricorso respinto dalla Cassazione

AOSTA – Dal 3 maggio scorso, l’avvocata Maria Rita Bagalà era ai domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito dell’inchiesta ‘Alibante’, della Dda, di Catanzaro, contro la mafia calabrese.

La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso nei confronti della Procura del Riesame, di Catanzaro, che aveva accolto la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura Distrettuale Antimafia.

Da oggi, giovedì 27 gennaio 2022, l’avvocata Bagalà, figlia di Carmelo, considerato il ‘capo clan’, anche lui arrestato lo scorso maggio, è rinchiusa in un Istituto penitenziario fuori dalla Valle d’Aosta.

Di recente, suo marito, l’avvocato Andrea Giunti ha ricevuto un’interdittiva antimafia, firmata dal Questore, di Ivo Morelli, di Aosta. Questo provvedimento gli impedisce di lavorare per la pubblica amministrazione.

L’avvocata Bagalà è considerata la ‘mente legale della cosca’; curatrice degli interessi finanziari ed economici del sodalizio. E, secondo l’accusa, aveva assunto anche il ruolo di prestanome della società ‘Calabria Turismo srl ed era l’intestataria del patrimonio e delle quote societarie. Lo ha scritto il gip di Catanzaro Matteo Ferrante nell’ordinanza di custodia cautelare.

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