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L’ipocrisia tutta italiana

Sono state dedicate trasmissioni, intere pagine di giornale e tanta tanta attenzione all’avvenimento di Trieste in cui due giovanissimi servitori della dello Stato sono morti.

Parole e poi ancora parole che fanno solo rabbia immaginando il dolore dei quei papà e di quelle mamme che improvvisamente sono stati colpiti da un così grande dolore.

Ci sarebbe davvero tanto da dire di come si riesce a piangere subito dopo aver offeso quegli uomini con una divisa addosso.

Un amico, un caro amico, che ha indossato la divisa per una intera vita, ha inviato in redazione un piccolo trafiletto a firma di Giancarlo Palombi, e riteniamo giusto ed opportuno ripubblicarlo integralmente nella speranza che possa in qualche modo indurre la gente ad una profonda e incondizionata riflessione pur nella consapevolezza che servirà a poco o a niente n quanto troppo intrisi di un falso buonismo e di forvianti convinzioni dettate da politicucci da strapazzo:

“Le manette solo in caso di “evidente e concreta pericolosità del soggetto”, altrimenti non vanno utilizzate. Anche se il “soggetto” è un fermato, come si dice in gergo.

Le fascette in plastica? Per amor del cielo. Certo, le usano le polizie di tutta Europa. Ma in Italia, no. Sarebbe da fascisti.

Se li addestriamo a usare bene le armi, alla difesa personale, all’uso di nuove tecniche di immobilizzazione e “messa in sicurezza” stiamo allevando dei fanatici.

Se usano le camere di sicurezza “senza che vi siano misure coercitive in atto” commettono un abuso.

La verità è che la morte dei due agenti a Trieste è figlia di una mancata presa di responsabilità dello Stato italiano. Figlia del politicamente corretto, dell’abbandono, del “Collè, non lo ammanettare, pure se è agitato, finisce che qualcuno ci filma col cellulare e finiamo sotto”.

Perché, amici miei, non abbiamo superato un cazzo. Perché in Italia, dopo il ’45, ideologicamente, è stata alimentata la paura per la divisa. Nera, grigia, blu. È pur sempre una divisa: deve essere odiata.

Non piangeteli ora. Evitate alle famiglie questa ipocrisia. L’Italia è piena di Matteo e Pierluigi.

Chi lavora con una divisa va aiutato da vivo. Non commiserato da morto

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