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“La Fiera di Sant’Orso? Una passione irrinunciabile”. Parola di artista

AOSTA – Stupisce, incanta, coinvolge, appassiona nonostante la ‘campana’ del tempo, suoni 1020 anni. Magica ‘millenaria’!. E’ la ‘foire’. E’ ‘Sant’Orso. E’ la più altisonante manifestazione fieristica dell’Arco alpino che, da mille e venti anni, rinnova la sua tradizione nella ‘due giorni’, di fine Gennaio.

‘Sant’Orso’, ‘kermesse’ tutta valdostana fra le più attese dai residenti, ma, soprattutto, dai turisti. Francesi e svizzeri, in particolare, affollano le vie del centro alla ricerca del particolare, dell’insolito, del tradizionale, del bello e anche del maestoso.

La ‘vetrina’ più ammirata dell’anno sfoggia, ad ogni edizione, novità scolpite, intagliate, dipinte, forgiate dai professionisti del settore, ‘mai^tres chez nous’ entusiasti di esserci. “Sant’Orso? Un evento irrinunciabile’, dichiarano gli artisti-artigiani.

Siro Sismondi

Ed è un vanto per Siro Sismondi, di Morgex, informare dei suoi “quindici anni di presenza consecutiva in Fiera. Mi sono specializzato – indica – nella scultura delle conocchie, gli attrezzi d’antan per la filatura della lana. Ho visto la prima da mio nonno. Mi è piaciuta moltissimo e mi sono appassionato a questo oggetto così particolare”. Scolpisce su cirmolo, ciliegio, noce anche i crocifissi esposti in ‘pool position’. “E’ la mia seconda passione”, sorride.

Valerio Marcoz

Sembra strano incontrare un espositore con una presenza fieristica inaugurata due anni fa. “Sì, sono qui soltanto da due anni – sta al gioco Valerio Marcoz, di Etroubles. – Ho cominciato con la scuola d’intaglio, esponendo sotto il porticato, in piazza Chanoux. Mi sono, poi, specializzato e, in Fiera, propongo di tutto un po’. Dal portachiavi, al cofanetto, ai tatà e, come si vede, quasi tutti oggetti della tradizione”.

Mario Désandré

Trionfa la ‘vannerie’ sul banco di Mario Désandré, di Saint Oyen. Una scelta di seconda mano. “Per molti anni ho esposto casette in miniatura realizzate in vari tipi di corteccia. Poi, la passione improvvisa per i cestini in vimini. Sono molto soddisfatto degli apprezzamenti dei visitatori. Arrivano da Francia e Svizzera per acquistare i miei cestini”.

La ‘Foire’ galvanizza, entusiasma, rivitalizza il ‘bambino’ che è in ognuno di noi. Perché Sant’Orso è allegria, musica, colori e profumi. E’ anche amicizia, dialogo, sorrisi. Un ‘Ensemble’ in cui si alternano i più svariati sentimenti. E la partecipazione diventa un orgoglio.

Ornella Cretaz

Da Pont Saint Martin espone a ‘Sant’Orso’, dal 2007, Luisa Arras, fra le allieve della scuola d’intaglia gestita da Ornella Cretaz. “Ho, poi, seguito i corsi di specializzazione in intaglio e scultura dall’artista Giuseppe Binel. Lavoro anche al tornio. Amo il legno, materiale che stimola la creatività”.

Fernando Di Mauro

E’ intento a scolpire un ‘sabot’, attorniato da un gruppo di cittadini estasiati dalla sua maestria. Fernando Di Mauro, di Aosta, propone la sua Natura. Indica un pino di notevoli dimensioni su cui l’artista- artigiano ha scritto parole emblematiche: ‘La Natura è casa nostra. Vivila!’. Non manca l’ironia a questo scultore che considera il bosco l’ambiente ideale in cui ‘servirsi’ per concretizzare le sue opere. Un inno agli alberi: “Sono tutti adatti a qualsiasi lavorazione. Sono i figli di Madre Natura”.

Silvio Hérin

Calca il palcoscenico di ‘Sant’Orso dal 2006 Silvio Hérin, di Cha^tillon. “Espongo per passione, non per lucro. Quando vedo il cielo azzurro ho già vinto”, afferma, mostrando le sue sculture su radici di castagno e acero, tipologie di legno che cerca nei boschi vicini a casa. “Quest’anno, la novità è questo slittino”, dice mentre stringe mani e saluta gli amici.

Mélanie Vuillermoz

Si nota a metri di distanza l’esposizione di Mélanie Vuillermoz, di Saint Denis, al suo ‘battesimo’ di ‘Sant’Orso’. Borse e cestini in corteccia di abete troneggiano sul banco. In fila, in ordine di grandezza, attirano un’attenzione eterogenea. Sguardi increduli, commenti compiaciuti rafforzano l’originalità di questa produzione, unica e mai presentata alla ‘foire’.

Raccolgo le cortecce in estate, quando gli alberi hanno ancora la linfa e sono più morbide – spiega questa ‘stilista’ dell’era di Internet -. Riesco a lavorarle con maggiore facilità“. Scende in dettaglio: “Con un punteruolo faccio piccoli fori per passare il filo di juta con cui realizzo i vari ricami”. ‘Broderie’ extralusso per un ‘look’ di particolare originalità. Il tempo per confezionare questi oggetti multiuso? “Preferisco non contare le ore. L’importante è il risultato”, il suo arrivederci al 2021, “in fiera, bien su^r”.

VIDEO: http://www.zonenews.tv/index.php/video/1317/fiera-di-sant-orso-valle-d-aosta/

Servizio fotografico di Claudio Pieretti

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