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La Conferenza Episcopale Italiana in aiuto dei circhi equestri

AOSTA – “Siamo fermi a Gallarate da quaranta giorni. Ad Aprile, era in calendario la trasferta ad Aosta, dopo cinque anni di assenza. Ci saremmo fermati per dieci giorni e avremmo presentato il nostro nuovo spettacolo. L’emergenza coronavirus ha stravolto ogni programma“.

Gianfranco Felicioli, responsabile delle pubbliche relazioni del circo Orfei, sorride: “Nel nostro circo non ci sono persone contagiate. Gli artisti sono ritornati nelle città di origine. Il personale circense è rimasto a Gallarate. Aspettiamo le decisioni del governo”.

In questo magico mondo, dove l’amicizia, la condivisione e l’ottimismo scandiscono la quotidianità, questa drammatica emergenza è vissuta senza eccessivo allarme. Giornate in cui il tempo non lascia spazio all’improvvisazione.

Ci prendiamo cura dei nostri quaranta animali, innanzitutto – fa sapere Felicioli -. Uno zoo in cui sono rappresentate molte specie”.

‘Amici a quattro zampe’ a cui non manca mai il ‘pane quotidiano’. Si deve alla generosità della gente del posto se tigri, leoni, cavalli, ippopotami e elefanti, oltre a varie qualità di volatili, hanno la garanzia di un adeguato nutrimento.

Riceviamo aiuti dalle Fondazioni Caritas e Migrantes – riprende ‘l’addetto stampa -. Dall’Ausl, di Gallarate, dall’ATS Insubria, un’associazione delegata al controllo e benessere degli animali, di cui si occupa il dottor Coerezza. I nostri sostenitori sono, anche, la Croce Rossa Italiana, gli ‘Angels‘, di Varese. A loro dobbiamo un rifornimento, quasi giornaliero, di fieno, soprattutto, e di altri alimenti. Senza contare la ditta ‘Zaro Carni’ che ci assicura abbondanti derrate di carne per tigri e leoni. Belve che divorano dieci chili di carne al giorno”. Aggiunge: “Il ‘Carrefour Italia’ ci porta la carne prossima alla scadenza”.

Tiene a ricordare, poi, il grande aiuto garantito dai cittadini di questa località del varesotto. Gente sensibile che non abbandona mai chi è nelle difficoltà. Fa parte della cultura lombarda. Una solidarietà innata, indispensabile per sostenere chi affronta problemi notevoli, come possono essere quelli in cui si dibattono i circhi equestri fermati nella loro incessante attività dalla pandemia.

Antonio Buccioli presidente dell’Ente Nazionale Circhi, ribadisce il sostegno garantito dalla Conferenza Episcopale Italiana di cui fanno parte la Caritas e ‘Migrantes’ e rafforza il valore degli spettacoli circensi: “I sessanta circhi nazionali – dichiara – sono considerati ‘botteghe d’arte’ e di formazione di artistica. Svolgono una funzione sociale, culturale, ricreativa, lontana dal mondo industriale”.

Le istituzioni, informa Buccioni, hanno raccolto il grido di aiuto dell’Ente Nazionale Circhi, provvedendo ad organizzare gli aiuti per persone e animali. Uno spettacolo itinerante marchiato a fuoco dal ‘collasso di spettatori’. Dobbiamo immaginare una ripresa che non avverrà prima del prossimo inverno – sottolinea il presidente ENC -. Da alcuni anni, il circo Orfei ha costituito una ‘partnership con il circo Daviso Montemagno dove lavora Stefano Orfei Nones, il figlio di Moira e Walter, indimenticabili titolari, nonché provetti artisti di uno dei circhi più amati dagli italiani, e non solo. Circo che ha sempre considerato la piazza di Aosta fra le prioritarie, in campo nazionale”.

Conclude, rivendicando, con orgoglio come il circo affronti “questo calvario con dignità e serietà, pronto a ripartire quale spettacolo del popolo per eccellenza”.

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