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Il ventennio ‘horribilis’ delle edicole. OOSS: “Editori insensibili. Governo assente”

AOSTA – “L’ultima che ha comunicato la chiusura, a fine 2019, è l’edicolante di Aymavilles. Negli ultimi due anni, sono tre, in Valle d’Aosta, ad aver consegnato la licenza”.

Barbara Capelli, responsabile Slc/ Cgil, denuncia una situazione al tracollo, equiparata alla realtà nazionale. Un panorama a tinte fosche in cui brilla la creatività e l’impegno dei titolari di questi chioschi che, ancora oggi, costituiscono un importante punto di riferimento della popolazione anziana, in particolare.

. “I dati numerici precisi sull’abbandono di questa attività non me li hanno ancora comunicati – informa Capelli -, ma, non credo, si discostino molto dal contesto nazionale, fatte le dovute proporzioni, beninteso”.

I proprietari di edicole sul territorio italiano ironizzano, parlando, addirittura, di decesso delle edicole. Agitano il cellulare “uno dei responsabili del nostro tracollo – afferma Gianfranco Griffa, edicolante in Piazza Adriano, a Torino -. Leggono senza spendere un euro. La crisi vera e propria è cominciata dieci anni fa con l’arrivo di Internet. L’età dei nostri clienti è, ormai, attestata dai cinquanta in su. I giovani che comprano il cartaceo sono ridotti a poche unità”.

Che fare, quindi, per garantire la vita di queste suggestive ‘casette’ realizzate con vari materiali?

Ci sta salvando la diversificazione delle proposte commerciali – sottolinea Griffa -. La nostra edicola è diventata un ‘ufficio’ per certificati anagrafici. Un punto ritiro Amazon e una ‘prima edicola’, ovvero un riferimento di deposito e ritiro merci acquistate on line”. Tiene a ribadire lo sconvolgimento causato dall’abnorme esplosione di Internet e cellulari.

Un mercato su cui si sofferma, con dovizia di particolari, Manuela Bongianni, responsabile SINAGI/Cgil e proprietaria di un’edicola nella centralissima via Po, a Torino, zona a pochi metri dalla Mole Antonelliana.

Fino al 1999 – esordisce – soltanto le edicola avevano l’autorizzazione alla vendita di prodotti editoriali. L’inizio del Terzo Millennio è stato caratterizzato, nel nostro settore, dalle forti pressioni degli editori convinti nell’estendere la platea dei punti vendita di prodotti dell’editoria”.

Ricorda, poi, non senza disappunto, “la liberalizzazione delle licenze dell’allora ministro Bersani approvata, tra l’altro, dagli editori. Quella che era stata annunciata come una sperimentazione si è, in poco tempo, rivelata una autentica ‘dèbacle’, mai arginata dagli stessi promotori – afferma la responsabile sindacale -. Giornali e riviste venduti anche nei supermercati offrono, su un vassoio d’argento, la comodità di una lettura immediata e senza alcun impegno di acquisto”.

Nel 2009, è scaduto l’accordo nazionale che regola i rapporti tra gli edicolanti e gli editori; documento firmato dalle Organizzazioni sindacali di categoria. “Stiamo ancora aspettando il rinnovo – sbotta Manuela Bongioanni -. Scontiamo sulle nostre spalle la miopia degli editori che hanno utilizzato finanziamenti pubblici per risanare i loro bilanci in rosso e non per migliorare e ampliare la gamma della produzione. Propongono abbinamenti postali con grandi sconti. Una intollerabile concorrenza sleale nei confronti delle edicole”.

Snocciola dati: “A Torino, negli ultimi diciotto mesi hanno chiuso cento rivendite”. Annuncia una iniziativa mirata ad accendere un faro sulla situazione del comparto. ‘La notte delle edicole’ si svolgerà il 29 gennaio, in molte città italiane.

Le nostre rivendite – anticipa la titolare del chiosco, in via Po – rimarranno aperte fino alle 22.30. Verranno invitati i sindaci e gli amministratori, oltre che folle di cittadini. Allestiremo un buffet e, soprattutto, sensibilizzeremo gli esponenti politici su una realtà commerciale che deve essere rivalutata”, il commiato di Manuela Bongioanni.

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