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“Il football? La mia passione. E’ nel mio dna. Ho realizzato il mio sogno”

AOSTA – Maria Diano, 59 anni e una autentica venerazione per il calcio “dall’età dell’asilo“.

Si presenta, senza troppi preamboli, questa ex calciatrice, molto conosciuta, che può sfoggiare un ‘Palmares’ di notevole spessore.

Ha conosciuto le ‘stelle’ del calcio nazionale ed internazionale. Ha familiarizzato con Alessandro Del Piero, Cesare Prandelli, Giuseppe Galderisi. Ha scherzato anche con Edgar Davis. “Un ‘mastino’ del calcio”.

Così lo definisce Maria Diano che, oggi, ricorda la sua splendida carriera senza rimpianti, ma con l’entusiasmo di chi ha raggiunto l’obiettivo della sua vita, il massimo che si possa desiderare. Un traguardo a cui è arrivata per merito, percorrendo la strada maestra. E il suo racconto si focalizza su un cortile, lo spazio sterrato in cui, da bambina, prendeva a calci il pallone con i suoi amichetti. “Erano in maggioranza e io giocavo sempre e solo con loro”, dichiara.

Siamo negli Anni Settanta e il calcio femminile non era neppure immaginabile. Non per Maria Diano che prendeva a calci qualsiasi oggetto rotondo. Il Destino aveva già tessuto la sua trama e l’incontro ‘fatale’ per la bambina Maria arriva in una anonima giornata. Una delle tante in cui giocava in cortile.

Viene notata da Achille Grumolato, ‘Pitele’, per tutti. Il fondatore dell’Associazione Calcio Femminile capisce subito il talento di Maria Diano e la tessera. Ha 10 anni e a 12 esordisce in prima squadra e nei campionati come centravanti e attaccante.

Velocità, tecnica, tempismo, occhio. Doti indispensabili per sfondare nello sport più amato dagli italiani, e non solo. Le prime difficoltà vengono superate dalla classe calcistica innata che la contraddistingue da molte sue colleghe di squadra. La chiamavano ‘scricciolo’. Soprannome che, ancora oggi, riecheggia tra amici e conoscenti dell’ex calciatrice, irriducibile tifosa del Milan.

Il salto di qualità arriva all’età di 17 anni con la convocazione in un torneo, a Bellavista, nell’eporediese. Partita condivisa con il Real Torino “che ha stravinto. Benedico ancora quella sconfitta perché ha coinciso con il mio lancio nell’Olimpo del football“.

Nel giro di una settimana, i ‘vertici’ del Real ‘Toro’, Bramante Munaro, presidente e Giovanni Frattolino, allenatore chiedono a Grumolato il trasferimento della ragazza nella loro squadra.

E, come sempre accade nelle migliori famiglie ‘mamma non vuole, ma babbo sì. E’ entusiasta e dà l’immediato consenso”. Maria Diano abbandona la scuola di infermieristica e approda nella grande squadra, giocando la sua prima partita allo stadio ‘Puchoz’, ad Aosta. Un’amichevole Italia-Svizzera “che vinciamo 5 a 1″.

La ‘fortuna arride agli audaci’, secondo un antico adagio. Nel caso di Maria Diano è il suo talento innato ad aprirle, dopo due anni, il portone d’ingresso di ‘Casa Juve’ dove rimane per dodici anni, conseguendo ottimi successi.

Nella Primavera nazionale bianco-nera viene a contatto con i calciatori di fama mondiale. Sportivi che, come emerge dai ricordi di Maria Diano, “non vedevano con simpatia il calcio femminile.”

Una sera, a Venaria Reale, incontra Del Piero. “Era uno sbarbatello – ironizza – e tendeva a snobbarmi. Faceva battutine. Insomma, non era per niente simpatico”.

Ma la classe non è acqua. E la calciatrice, ormai affermata, sorride e con passo felpato, si avvicina al futuro ‘asso’ juventino e, sorniona, gli dice: “Diventerai un grande fenomeno”. Calciatrice d’eccezione e anche profeta.

La carriera di Maria Diano, ormai, non conosce sosta. I ‘grandi’ del Torino diventano ‘amici’. “Ho stretto la mano a Rud Gullit e a Marco Van Basten, gli ‘astri’ del Milan, la mia squadra”. Menziona un dettaglio che, ancora oggi, la riempie di gioia: “Quando Gullit ha saputo che giocavo a calcio mi ha preso in braccio”.

Ha, poi, sorseggiato un aperitivo, all’isola d’Elba, con Paolo Pulici, fuoriclasse del Torino, squadra in cui l’ex ‘scricciolo’ ha giocato per 5 anni. Nei 37 anni di fulgida carriera calcistica, 4 li ha trascorsi nella sua formazione del cuore, il Milan “dove ho conosciuto Gianni Rivera e ho rafforzato la mia fede per i rosso-neri”.

In un flash rivede i viaggi in Europa e anche Oltreoceano, le molte coppe vinte, gli stadi del ‘tutto esaurito’, il delirio della folla di tifosi, il clima di festa. In sintesi, la gioia di aver riservato a questo sport una buona parte della sua vita

Un cruccio la tormenta: “In Italia, il calcio femminile non è riconosciuto a livello professionistico. Spero che la Federazione legiferi in tal senso, prevedendo anche normative pensionistiche”.

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