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Fiera: dagli antichi ‘sabot’ al pregio dell’artigianato di tradizione. Tutto è cominciato nelle stalle dei contadini

AOSTA – Si deve all’ingegno e all’abnegazione dei contadini delle nostre vallate se, nei secoli, la ‘Foire de Saint Ours’ è diventata il riferimento indiscusso dell’artigianato valdostano di tradizione. ‘La vetrina’, per antonomasia, dell’eccellenza nella scultura, nell’intaglio, nella tornitura.

Lavoratori della terra, inchiodati ad uno stile di vita spartano, dominato dall’essenziale e isolato, durante l’inverno; uomini e donne costretti ad ingegnarsi nella stretta cerchia famigliare per lavorare legno, ferro, pietra ollare, rame e realizzare utensili utili e commerciabili.

La casa e la stalla, quindi, adibiti a ‘fucine’ indispensabili in cui costruire attrezzi da impiegare nei campi, nelle case. Quegli attrezzi che, tramandati di generazione in generazione, troneggiano, da secoli, sui banchi della ‘Foire’.

Un presente fulgido, ricco, abbondante, ma sempre ancorato ad un passato scandito dal genio e dalla creatività dei nostri predecessori. Autentici ‘tedofori’ orgogliosi di passare la ‘fiaccola’ della vita che migliora, che guarda al futuro e apre ad una passione trasformata in professione per permettere agli eredi di imporsi agli onori del mondo.

A Sant’Orso confluiscono visitatori d’Oltralpe e da Paesi oltre oceano. Pullman e aerei di turisti diventati ‘habitués’ di una Fiera avviata nell’anno Mille con una piccola esposizione di sabot, nel ‘vieux bourg’. Gli zoccoli, scarpe ‘d’antan indossate, nei secoli, dai valdostani, che Sant’Orso regalava ai poveri. Tutto è cominciato da quel sottile e indelebile filo che lega l’artigianato valdostano di tradizione ad un glorioso passato remoto indistruttibile e indimenticabile.

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