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Elvo Di Stefano , un mondo che scompare

Si svolgono oggi 20 luglio a Roma nella chiesa di Nostra Signora di Guadalupe i funerali dell’artista ELVO Di Stefano, nato a Rocca di Cambio in provincia de L’ Aquila 81 anni fa, in una famiglia di umili origini.

Con lui scompare un pezzo considerevole della Storia dell’arte del Novecento.

Ho avuto l’onore di conoscerlo come amico e di raccogliere molte testimonianze dirette anche sul senso della sua ricerca artistica, ed è qui che  spendo le più importanti in sua memoria. 

Fin da bambino Elvo disegna, con il legno carbonizzato prelevato tra le ceneri del camino di casa, ovunque può, perfino sulla carta per incartare il pane.

La sua dote  precoce e prodigiosa appare così evidente da indurre i suoi insegnanti a consigliare i genitori di avviarlo a studi d’arte.

Svolti gli studi accademici, si distingue presto quale  espressionista di spicco tra i pittori attivi a Roma nella seconda metà del Novecento.

Frequenta a Piazza del Popolo i luoghi di ritrovo dei più importanti artisti ed intellettuali a lui contemporanei e assorbe , da vero e competente  accademico d’onore ma senza alcun pregiudizio, le tendenze più innovative, penetrando gli ambienti frequentati dagli artisti più inquieti e  “maledetti” dell’epoca.

Già brillantemente affermato da mostre e premi, negli anni ’70 fonda nella capitale il gruppo  “Spazio Alternativo”, con il quale espone nelle maggiori città italiane.

Sciolto il gruppo, prosegue da solo la sua carriera artistica e raccoglie numerosi ed importanti  premi lungo un cammino di successo realizzato attraverso l’allestimento di importanti mostre in ambito nazionale ed internazionale.

Con la sua poetica pragmatica, spesso affronta  tematiche di significativa attualità SOCIALE, come la realtà dei malati di mente ospiti nella struttura di Santa Maria della Pietà in Roma o,in tempi più recenti, quella del terribile terremoto de L’ Aquila.

Con le armi della sua pittura declina le forme e i colori di una lucida, razionale ed assiomatica manipolazione dei materiali  dei mezzi, delle tecniche e delle volumetrie, sulle tele ove  transfonde le sue visionarie ispirazioni. 

Le sue opere stanno fra Cielo e Terra: le figure tendono ad astrarre verso lo spazio aereo, in rapide correnti ascensionali, pervase da un “vento” che si fa quasi  tangibile per l’osservatore e nonostante ciò restano radicate alla forma fatta i essenziale, minimale, primordiale.  

Come nella natura profondamente umana  dello stesso autore, i suoi personaggi vivono il conflitto tra i vortici dello spirito e le spirali della carne in una sublimazione finale che è il risultato:  L’OPERA DI ELVO.

Un autore formidabile, artista umile con i “piccoli” e grande tra grandi, una storia straordinaria nell’ ordinario ed ordinaria nello straordinario ,un riverbero di luce che si deposita nell’animo di chi osserva i suoi dipinti come un Vento dello Spirito al quale non si resiste,  che ci trascina dalle stelle all’abisso e dall’abisso di nuovo alle stelle, tra le quali egli stesso ora dimora, terminal del suo ultimo tormento, il vissuto della lunga malattia. 

Elvo è  il grande umile  capace di cercare nel suo ultimo Cristo, inscritto in una tela di due metri per due metri, la ragione di Dio alla sofferenza, di interrogarsi fino all’ultimo giorno sulla presenza e sull’ assenza di Dio in mezzo ai Mali del mondo, di volerlo quasi  provocare ed evocare dipingendo bianche ali d’angelo intorno a lui, tra le macerie della città de L’ Aquila e tra i corpi dei suoi morti, nel ricordo dell’amata moglie scomparsa.

Di tutto questo non si da pace, vorrebbe delle risposte, delle spiegazioni. 


ELVO cerca Dio, con i suoi pennelli fino a che la malattia glielo permetterà , in una tensione esasperata e drammatica, per chiedergli conto dei dolorosi eventi che la vita  ha predisposto e predispone al confine come una fila di soldati nemici pronti a sparare. 
Lo ricordiamo con il sorriso dolce di pochi giorni fa, disposto a partire in un abbraccio della Luce Bianca che i suoi colori hanno infinite volte scomposto e interpretato e ricomposto negli spazi di candido fulgore di molti dei suoi dipinti.  Lo ricordiamo come se avesse avuto sempre la risposta.  
Margherita Rosito

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