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“‘Edo’? Un fratello che sarà sempre accanto a noi”

LA THUILE .- Il ricordo di un amico che ha accompagnato una buona parte della tua vita e, poi, scompare in pochi secondi, è indelebile. Impossibile affievolirlo. Ogni minimo dettaglio della quotidianità ti riporta al passato remoto, recente, recentissimo. Ma parlare al passato di chi ha condiviso con te gioie, entusiasmi, progetti è straziante, inaccettabile, quasi innaturale.

‘Edo’ non era un amico. Era un fratello. Ci siamo conosciuti alla scuola materna e siamo stati insieme fino alle superiori. Sempre insieme. Una vita condivisa. Le nostre folli vacanze. Le scalate a Majorca. Il festival reggae, in Spagna“.

Sorride, nel dialogo telefonico, Gabriele Chierici, coetaneo di Edoardo Camardella, il maestro di sci travolto, con l’amico ligure Luca Martini, 32 anni, da una valanga a Punta Helbronner, sabato 30 Novembre. E’ entusiasta di parlare di “quel pazzo di ‘Edo’. I suoi 28 anni erano soltanto anagrafici. In realtà era un adolescente, sempre pronto a far festa, a scherzare con tutti”.

‘Edo’, lo sciatore, lo scalatore e anche il ciclista. “Non era un professionista della ‘due ruote’, ma andava forte anche in quel campo. Aveva lo sport nel dna”, tiene a sottolineare Chierici, non senza ricordare la “palestra di arrampicata in cui si allenava per, poi, fare scuola sulle piste di sci oppure avventurarsi in qualche scalata”.

Edoardo Camardella, l’amico di tutti. Impossibile non essergli amico. Questo è il ricordo di un ragazzo che univa la passione per lo sci e l’attività sulle piste ad una accurata preparazione, allo studio della nivologia, della situazione meteorologica, in generale.

Sabato – riprende Chierici – il rischio valanghe era tre su cinque. ‘Edo’ è andato perché era tranquillo e anche Luca aveva la stessa esperienza. Un compagno all’altezza della situazione. Esperto e prudente al punto giusto per potersi divertire sulla neve“. Ripensa a quando diceva al suo amico ‘Tu non morirai mai se fai quello che ti piace. Se sei consapevole di quello che stai facendo’. Il destino ha deciso in modo diverso”.

Si commuove Chierici, titolare di un locale pubblico sulle piste di sci di La Thuile. “Era il padrino di battesimo di mio figlio Mathias, 3 anni e, poco tempo fa, gli aveva regalato i primi sci. Ieri, quando il mio bambino ha visto la neve mi ha subito detto ‘Sciare con zio ‘Edo'”, riferisce con voce incrinata da lacrime trattenute.

Ho pianto tanto – confessa -. Adesso sentiamo ‘Edo’ ancora molto vicino. Sembra di vederlo entrare da un momento all’altro perché stiamo preparando la cerimonia del funerale e tutti parlano ancora di lui. Mi sembra di dovergli telefonare per dirgli qualcosa”. Si interrompe e, poi, riprende e sussurra: “Ma dopo. Devo ancora metabolizzare che non c’è più. Che non sentirò più le sue risate. Il mio pensiero va ai genitori. Sono distrutti. Cercherò di stare loro vicino“.

L’amicizia, un sentimento che, così si dice, rimane intatto anche dopo la morte. “Non vedo l’ora di rivederlo. Di raccontargli tutto quello che mi è successo. Spero almeno di sognarlo. Stravedeva per Mathias”, conclude Gabriele Chierici.

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