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Dopo Glasgow associazioni chiedono di cancellare progetto SNAM

Nella Conferenza mondiale sul clima  Cop26 in corso a Glasgow 100 Paesi, che rappresentano il 70% dell’economia globale, hanno firmato un accordo che prevede la riduzione del 30 % delle emissioni di metano entro il 2030, rispetto ai livelli del 2020. In questo modo – ha detto la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Layen – si potranno avere 200.000 morti premature in meno all’anno, si avrà un risparmio sulla spesa sanitaria per centinaia di migliaia di visite mediche in meno ogni anno legate all’asma e si ridurranno di oltre 20 milioni  di tonnellate all’anno le perdite dei raccolti alimentari. La maggior parte delle emissioni di metano prodotte dalle  attività umane proviene da tre settori : agricoltura (40%), combustibili fossili (35%) e rifiuti (20%).

Anche se questo accordo è ben al di sotto degli appelli lanciati dagli scienziati per combattere il riscaldamento climatico, esso costituisce un impegno inderogabile per tutti i Governi che l’hanno sottoscritto, compreso naturalmente il Governo italiano. Considerato che i consumi di metano in Italia nel 2020 sono stati di poco più di 70 miliardi di metri cubi, vuol dire che i nostri consumi interni nel 2030 dovranno essere inferiori ai 60 miliardi previsti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima :  una cifra che è notevolmente al di sotto di 86,392 miliardi di metri cubi, vale a dire il picco massimo di consumi registrato nel nostro Paese nel 2005. Se si considera che le infrastrutture per il gas, dal 2005 ad oggi  sono state potenziate, se ne deduce  che l’Italia non ha assolutamente bisogno di nuovi impianti, anzi dovrebbe cominciare a dismettere una parte di quelli esistenti (come abbiamo dimostrato con il nostro dossier “Snam Affair” reperibile in rete).

A fronte della decisione di Glasgow il Presidente del Consiglio Draghi e il Ministro ella “Finzione” Ecologica Cingolani debbono fare  una sola cosa : cancellare tutti i progetti relativi alla costruzione  di nuove infrastrutture metanifere e tra queste, in primo luogo, la centrale di compressione Snam  di Sulmona e il mega gasdotto “Linea Adriatica” da Sulmona a Minerbio.

Ormai i potenti della Terra non hanno più alibi:  “Il cambiamento climatico non è una questione politica”, ha detto il premier britannico Boris Johnson, “per decine di milioni di persone, nel mondo, è una questione di vita o di morte”.

Se vogliamo salvare il pianeta dalla catastrofe climatica dobbiamo cominciare ad abbandonare da subito le fonti fossili, tra cui il metano. Proprio lunedì scorso a Sulmona abbiamo firmato un gemellaggio con il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) messicano, rappresentato dalla portavoce Marichuy. Anche in Messico, infatti, è in atto una lotta popolare contro un grande gasdotto altamente impattante del “Progetto Integrale Morelos”. Il patto di amicizia tra le due lotte intende sancire l’impegno comune per la costruzione di un altro mondo possibile, fondato sulla pace, la solidarietà tra i popoli e la giustizia sociale e climatica.

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