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Covid19: perché la normalità è un problema Big farms make big flu (le mega-fattorie producono macro-influenze)

L’autore è Ángel Luis Lara, sceneggiatore e studioso di cinema il quale, evidentemente forzato a casa, si è messo a studiare la situazione. Proponiamo qui una sintesi dell’articolo pubblicato in “El Diario” in Spagna e ribattuto in Italia dal Manifesto.

Nell’ottobre del 2016 i suini neonati degli allevamenti della provincia di Guangdong, nel sud della China si ammalarono di Sindrome della Diarrea Acuta Suina (SADS-CoV).

Nel gennaio del 2017, studio americano pubblicato su “Virus Evolution” in cui si indicavano i pipistrelli come la maggiore riserva animale di coronavirus del mondo.

Ma come fu possibile che una epidemia tra i maiali fosse scatenata dai pipistrelli?

Risp: La crescita dei macro-allevamenti di bestiame aveva alterato le nicchie vitali dei pipistrelli

Nel 2004, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’Organizzazione mondiale della salute animale (Oie) e l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), segnalarono l’incremento della domanda di proteina animale in maniera esponenziale.

(MACRO FATTORIE INDUSTRIALI) La “rivoluzione dell’allevamento”, ossia l’imposizione del modello industriale dell’allevamento intensivo legato ai macro- allevamenti, stava provocando un incremento globale di infezioni resistenti agli antibiotici.

Oggi, Cina e Australia concentrano il maggior numero di macro-fattorie del mondo. Nel gigante asiatico la popolazione degli animali allevati si è praticamente triplicata tra il 1980 e il 2010.

La Cina vanta il maggior numero di “landless systems” (sistemi senza terra), macro sfruttamento di allevamenti in cui si affollano migliaia di animali in spazi chiusi

Il biologo Robert G. Wallace ha pubblicato nel 2016 un libro importante per tracciare la connessione tra i modelli della produzione capitalista di bestiame e l’eziologia delle epidemie esplose negli ultimi decenni: “Big Farms Make Big Flu” (le mega-fattorie producono macro-influenze).

Concentrare l’azione contro il Covid-19 su mezzi d’emergenza che non combattano le cause strutturali dell’epidemia è un errore dalle conseguenze drammatiche.

L’incremento degli incidenti con virus, nel nostro secolo, sono direttamente legati alle strategie delle corporazioni agricole e dell’allevamento.

Queste corporazioni sono così preoccupate per il loro profitto da assumere come un rischio proficuo la creazione e propagazione di nuovi virus, esternalizzando così i costi epidemiologici delle loro operazioni agli animali, alle persone, agli ecosistemi locali, ai governi e al sistema economico globale.

Siamo in guerra contro un coronavirus. Eppure sarebbe forse più esatto pensare che è una formazione sociale catastrofica quella che è in guerra contro di noi già da molto tempo. Non c’è normalità alla quale ritornare quando quello che abbiamo reso normale ieri ci ha condotto a quel che oggi abbiamo.

Grazie alla storia sappiamo che i governanti e i potenti si affanneranno a fare il contrario.

Non permettiamo che ci combattano, dividano o mettano gli uni contro gli altri.

Non permettiamo che, travolti una volta ancora dal linguaggio della crisi, ci impongano la restaurazione intatta della struttura stessa della catastrofe.

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