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Covid-19: si rivalutano vecchi farmaci per curare il giovane, sconosciuto coronavirus

AOSTA – Le nuove frontiere terapeutiche riflettono un passato remoto, ma lusingante per sconfiggere l’emergente coronavirus.

L’utilizzo di antivirali efficaci in patologie quasi dimenticate sta infondendo un cauto ottimismo nella classe medica del Policlinico Federico II, di Napoli. Sanitari lusingati dai riscontri che, seppure non ancora eclatanti, si stanno rivelando l’incipit di un possibile successo in tempi ragionevoli.

In questa fase utilizziamo antivirali in compresse, in quanto abbiamo verificato dati parziali, ma utili nella terapia del Covid-19. Alcuni pazienti sono guariti”. Affermazioni incentivanti del professor Ivan Gentile Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, di Napoli.

Coronavirus, questo sconosciuto e, quindi, insidioso, subdolo, ma neutralizzabile in un tempo non così dilatato come potrebbe far pensare il suo ‘anonimato’. Nell’80% dei casi la malattia che provoca tende a guarire senza somministrazione di farmaci, stando a quanto dichiara il professor Gentile. Che puntualizza: “Utilizziamo antivirali sulla totalità dei pazienti, considerata l’imprevedibilità del decorso della patologia. Nei grandi numeri l’età ha la sua influenza. Non esiste, in ogni caso, un paziente tipo, ma una presentazione clinica variabile da soggetto a soggetto e anche impensabile, nel suo decorso, nello stesso soggetto”.

In questa situazione sanitaria altalenante, incerta, inattesa, l’illustre Infettivologo ricorda, con cauta fiducia, i nomi dei farmaci resuscitati dalle macerie di patologie gravi, causa di flagelli umanitari in ogni angolo del Pianeta.

Sono medicinali vecchi, ma sembra diano le risposte che attendiamo con ansia – specifica il professore -. L’idrossiclorochina è un farmaco utilizzato per curare la malaria. Parliamo di patologie sconfitte dalla Scienza con terapie ritornate alla ribalta in questa emergenza mondiale”.

Continua con l’elencazione di questi ‘avi’ della medicina moderna: “Il Lopinavir e il Ritonavir, un’associazione terapeutica che, in passato, è stata usata come cura dell’HIV. Il suo utilizzo precoce sembra dia riscontri lusinghieri nei malati di coronavirus”.

Il terzo farmaco riemerso dalle ceneri è riferito ancora alla cura dell’HIV, il virus dell’immunodeficienza che scatena l’AIDS. “Il Darunavir, raccomandato dalla Società Italiana Malattie Infettive”, spiega il professor Gentile, menzionando la validità della molecola Azitromicina, “antibiotico – informa – con azione antivirale, molto efficace nell’evitare la ‘tempesta infiammatoria provocata dalle citochine, le molecole che governano l’infiammazione sistemica”.

Dichiara, senza mezzi termini, il successo sulla malattia.” Il virus vive fino a quando trova qualcuno che lo ospita. La diminuzione del contagio è la causa primaria della sua morte. Da questo nasce la raccomandazione di stare a casa, azzerando, così, l’accoglienza al coronavirus.

Il commiato del professor Ivan Gentile non può che essere concentrato sull’obiettivo prioritario, il vaccino. “E’ solo questione di tempo. Un tempo non tanto lontano. L’importante è passare questo momento molto critico. Stiamo a casa e uccidiamo il virus”.

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