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Covid-19, professor Miani: “In Valle d’Aosta possibile contagio da importazione”

AOSTA – Il sospetto manifestato dalla gran parte dei valdostani è sostenuto, seppure con le dovute cautele, da Alessandro Miani presidente della Società Italiana Medicina Ambientale (SIMA), docente di Prevenzione Ambientale, alla Statale, di Milano.

Le Regioni a vocazione turistica, come la Valle d’Aosta, hanno risentito, in termini più incisivi, di questa emergenza sanitaria – dichiara il medico -. Con il notevole e continuo afflusso di villeggianti dal Nord Italia è presumibile che la crescita anomala e repentina dell’epidemia possa imputarsi a casi di importazione”.

In Valle d’Aosta, sono ancora presenti numerosi turisti delle seconde case; a loro si sono rivolti i sindaci, invitandoli a ritornare nelle Regioni d’origine per scongiurare il possibile aumento dei contagi. Alcuni hanno capito il messaggio e sono ritornati a casa; altri si sono offesi al punto fa promuovere petizioni contro l’invito dei primi cittadini. Risultato: la Valle d’Aosta era rimasta, a lungo, l’unica Regione italiana esente da coronavirus; la folla di sciatori della domenica e la continua permanenza di ospiti del Nord Italia hanno contribuito ad equiparare la Valle dei Quattromila d’Europa a Regioni con un tasso di infezione abnorme.

Oggi, in Valle, si registrano 177 casi di positività, di cui dieci in Rianimazione. Superano i 1.600 i casi di isolamento domiciliare. Quattro i decessi.

E’ stato accertato che il ‘primo attore’ in questa pandemia da coronavirus è l’inquinamento ambientale; un degrado atmosferico di proporzioni incontenibili. Una sorta di ‘fiume in piena’, esondato in tutto il Nord del Paese.

Abbiamo evidenziato – riprende il docente universitario – l’incrocio dei dati tra centraline delle ARPA italiane, focalizzando la misurazione delle polveri sottili (PM10). Si è visto, con massima chiarezza, che in concomitanza con lo sforamento dei parametri legati alle PM10, si registrano curve anomale di rapida diffusione del contagio“.

Un legame, quindi, inscindibile tra inquinamento ambientale e infezione virale presente, soprattutto, nella pianura Padana, area in cui, si è verificata l’esplosione dell’infezione da coronavirus.

Gli agenti atmosferici inquinanti si rivelano, stando alle informazioni degli scienziati di settore, un ideale ‘mezzo di trasporto’ dei virus; un ponte su cui si spostano a velocità sostenute.

Correlazione ignorata fino al punto da portare gli inquinanti a quantità intollerabili, in alcuni periodi. A nulla sono valse le iniziative di abolizione o limitazione della circolazione veicolare in alcune domeniche del mese. La saturazione ambientale aveva raggiunto valori ben oltre i limiti. Nella più totale indifferenza della gran parte degli automobilisti, soprattutto, e delle istituzioni.

Stiamo attivando alcuni centri di studio e ricerca SIMA all’interno degli stabilimenti termali – annuncia Alessandro Miani -. Riteniamo che in questi luoghi vi sia un microclima favorevole alla prevenzione di malattie legate all’ambiente”.

In Italia, secondo quanto informa il presidente della SIMA, due milioni, circa, di cittadini soffrono di malattie Ambiente-correlate. “Ad oggi, – sottolinea Miani – non abbiamo ancora i riscontri auspicati. Ma siamo molto ottimisti. Se riusciremo a dimostrare quanto stiamo verificando, potremmo rilanciare i benefici del termalismo per una ottimale azione disintossicante”. Chiude, aggiungendo: “Ci entusiasma l’idea di una possibile collaborazione con i due stabilimenti termali della Valle d’Aosta”.

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