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Covid-19, prof. Tarro: “Sars Cov2? 70 giorni di vita. Poco più di due mesi. Come il precedente Sars”

AOSTA – Il candidato al Nobel, nel 2015, il virologo Giulio Tarro, Primario emerito dell’A.O. dell’ospedale ‘D.Cotugno’, di Napoli, sbotta in un eloquente: “Basta con il terrorismo quotidiano” e, di seguito, definisce, senza mezzi termini, “inutili” le mascherine, “considerata l’evoluzione del Sars Cov2”.

Irrompe e squarcia il muro granitico elevato da altri eminenti virologi, infettivologi, epidemiologi sostenitori dell’esatto contrario. Dispositivi di protezione individuale indispensabili per bloccare gli attacchi del coronavirus? Quesito che continua a dividere il mondo scientifico.

Ha diminuito la sua contagiosità? E’ clinicamente inesistente? Ci sarà una seconda ondata in autunno? Interrogativi inquietanti, sospesi, a tutt’oggi, nel limbo dell’incertezza. Il professor Tarro, l’ex allievo dello scienziato Albert Sabin, lo scopritore del vaccino antipoliomielite, risponde con cautela, ma con il piglio che lo contraddistingue: “L’indebolimento del Sars Cov2 non è ancora dimostrato da evidenze geniche”, sottolinea, menzionando, in proposito, lo studio israeliano che ha stimato in settanta giorni il ciclo vitale del virus. “Mi pare – puntualizza Tarro, virologo di fama internazionale – che l’attuale situazione ci porti ad avvalorare tale ipotesi“. Aggiunge importanti dettagli scientifici: “Il Sars Cov2 è un beta-coronavirus, uguale a quelli della prima Sars e della Mers. Vuol dire – sottolinea con forza – che seguirà lo stesso destino”.

Un futuro imminente la cui evoluzione sta degenerando nella rassicurante involuzione auspicata dal mondo. Il virus che ha causato morte e distruzione e sta ancora provocando un’ecatombe in America Latina, in altre aree è diventato un ‘microbo’ quasi innocuo, sopraffatto dall’intelligenza e dalla prudenza dell’uomo verso cui ha scaricato una inutile rabbia, la sua odiosa violenza.

E, quindi, permangono molti dubbi sul suo ritorno in autunno, come sostiene Silvio Brusaferro presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Il professor Tarro risponde con massima diplomazia: “Voglio prendere per buona questa affermazione – premette -. Ma, onestamente, non ravviso in questa previsione un fondamento scientifico che gli dia ragione”.

Esprime una giustificata, oculata sensazione: “Non mi pare abbia citato studi o riferimenti ad esempi similari pandemici del passato. Ritengo, quindi, sia un’affermazione fine a se stessa”. Rinfresca, in proposito, la memoria dei suoi colleghi, paragonando il Sars Cov2 con i virus della Sars e della Mers. “Il primo è scomparso e l’altro si è regionalizzato”.

Dichiarazioni galvanizzanti, attese da mesi e, ora, divenute una realtà a portata di mano. Il nemico del Terzo millennio, il guerriero invisibile, subdolo, mutevole a suo piacimento, sta per essere spodestato senza che gli sia concessa alcuna replica.

Il suo volto? Lo descrive ancora il virologo Giulio Tarro: “Il Sars Cov2 – specifica – appartiene ai coronavirus benigni che, dopo un periodo di grande e massiccia diffusione, tendono a depotenziare”.

Ricorda una sua precedente, essenziale asserzione: “Gran parte della popolazione ha sviluppato gli anticorpi. Quindi, – si chiede – come farà il virus a trovare un ambiente favorevole? E’ impossibile in questo periodo e lo sarà anche in autunno”, la chiosa rasserenante del virologo di fama internazionale Giulio Tarro.

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