Press "Enter" to skip to content

Covid-19: l’emergenza dei ‘senza casa’. “Difficile aiutarli. Si nascondono”

AOSTA -Vive nel ‘mare della tranquillità’ il mondo degli ‘invisibili’. I ‘senza casa’, cittadini a cui non interessa adeguarsi al decreto ministeriale che impone di non uscire dalla propria abitazione. Quale abitazione? Quando va bene, è una tenda accampata in angoli al riparo da occhi indiscreti, nel circondario della città.

Le associazione di volontariato hanno incontrato l’assessore regionale alla Sanità Mauro Baccega con cui si sono accordati sulle modalità di sostegno a queste persone difficili, persino, da avvicinatre.

Non esiste neppure un censimento degli ‘homeless’ della regione. Il loro vagabondare lo rende impossibile. Nella drammaticità dell’emergenza sanitaria è impossibile conoscere questa situazione sociale, che potrebbe costituire un’autentica insidia.

L’hastag ‘iorestoacasa’ è un paradosso per chi una casa non ce l’ha. I ‘figli delle stelle’, uomini, in particolare, costituiscono un ‘pianeta’ inavvicinabile e, quindi, secondo paradosso, quasi inattaccabile dal contagio. Chi tenta di stabilire un contatto, è munito di attrezzature che lo mette al riparo da possibili infezioni.

I volontari del Comitato regionale della Croce Rossa Italiana li soccorrono, quando riescono a trovarli, fornendo loro cibo e vestiario. In questo periodo diventa difficile qualsiasi forma di avvicinamento. L’epidemia li ha allarmati e, la gran parte, ha scelto di allontanarsi dai luoghi dove, in genere, staziona.

Una situazione gestibile con grande difficoltà. ‘Tavola Amica’, la mensa della Fondazione Caritas, non è chiusa. La responsabile Suor Marghareta distribuisce pacchi con alimenti all’esterno della sede di via Abbé Gorret. “Sono sempre meno le persone che vengono a prendere da mangiare”, dice. Rimangono aperti i due dormitori che ospitano, perlopiù, immigrati.

Fabrizio Azzolini, presidente dell’Associazione Genitori Italiani, risiede a Padova, ma è in contatto continuo con le Associazioni di volontariato nazionali.

La Comunità di Sant’Egidio ha aperto le porte di vari refettori per permettere a questi sconosciuti di stare al riparo, almeno durante il giorno”. Lancia un appello al governo: “Dovrebbe reperire una struttura dove possono alloggiare. E’ importante non costringerli al vagabondaggio”. Sottolinea un aspetto molto duro: “Se qualcuno di questi cittadini dovesse infettarsi è destinato a morire. Non chiamiamola peste, ma il coronavirus è equiparabile alla peste”.

Vita difficile, la loro. Anche se, per chi ha scelto o è stato costretto dagli eventi a vivere sotto il cielo, le difficoltà sono pane quotidiano e, come tali, superabili senza problemi. Sorprende lo spirito di adattamento dei ‘senzatetto’. Stupisce, soprattutto, il connubio serenità-rassegnazione. Che, in una fase sociale di questa gravità, può rappresentare un pregio. Nessun senso di allarme preoccupa chi vive la precarietà esistenziale come un passaggio obbligatorio, sovente privo di uscita.

Molti ‘senzacasa’ – riprende Fabrizio Azzolini – non accettano l’aiuto. Sono abituati alla totale libertà e non consentono venga loro tolta. Fino ad oggi, il virus sembra aver risparmiato questi cittadini della strada. L’avremmo saputo, di sicuro, perché ci avrebbero avvertito i compagni di sventura. La protezione divina non li dimentica”.

Please follow and like us:
error
RSS
Facebook
Facebook
YouTube
LinkedIn
Instagram