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Covid-19: “I sette giorni più tormentati della mia vita da amministratore”

COGNE – Una settimana soltanto, ma sufficiente per segnarla, in rosso, sul calendario quella trascorsa da Franco Allera sindaco di Cogne, contagiato dall’infezione da coronavirus.

23 marzo 2020, giorno in cui la comparsa della febbre indica le prime avvisaglie di una realtà sanitaria che lo insospettisce. L’assunzione della solita Tachipirina e l’abbassamento della temperatura lo rincuorano. L’epilogo è favorevole. Pericolo scongiurato.

“Tre giorni dopo – racconta Allera – si ripresenta in termini elevati e devo al medico di base, la dottoressa Maria Grazia Brunero la diagnosi immediata della patologia. Ha capito dai sintomi che avevo contratto il coronavirus confermato, poi, dalla saturazione inferiore al novanta per cento con continue oscillazioni. Mi prescrive l’idrossiclorochina, farmaco che mi garantisce quel sollievo tanto sospirato”.

municipio di Cogne, in piazza Emile Chanoux

Franco Allera si premunisce di una bombola di ossigeno, acquistandola nella farmacia della località ai piedi del Gran Paradiso, seppure non avverta forti scompensi nella respirazione; una naturale precauzione in caso di problematiche più serie. Ma, come asserisce lui stesso “non ottengo grandi benefici. La febbre, nel frattempo, raggiunge i trentanove gradi. Un tormento che si protrae per sette, interminabili giorni. Un tempo senza fine che mi sfianca, lasciandomi privo di forze”.

Passata la bufera più impetuosa, decide di autoisolarsi dalla famiglia, ‘confinandosi’ in una stanza al pianoterra della sua abitazione. Vano affacciato su un giardino in cui trascorre brevi momenti in orari diversi dai suoi famigliari. Quindici giorni di ‘esilio’ per scongiurare la diffusione del contagio. Obiettivo centrato. “Nessuno dei miei si è ammalato”, conferma il sindaco Allera, soddisfatto di essere riuscito a gestire questa disavventura con cauto, ma irriducibile ottimismo.

Una tranquillità determinata anche dalla certezza di non aver contratto né la classica polmonite, né, tanto meno, la tosse provocate da questa insidiosa infezione studiata, senza sosta, dai più eminenti scienziati del mondo.

Si dota anche di un saturimetro su cui verifica l’andamento della situazione. Che, non sempre lo soddisfa. I giorni, in ogni caso, scorrono fra alti e bassi. L’assunzione del farmaco prescritto dalla dottoressa Brunero (“un’amica di gioventù”), ricorda, lo avviano verso una graduale stabilizzazione, fino al raggiungimento della massima saturazione.

E, quando gli chiediamo se sa dove si è infettato risponde in termini molto vaghi: “Posso avere un minimo sospetto, ma non la certezza -. Tre giorni prima di ammalarmi ho convocato il Consiglio comunale. In aula eravamo io e il segretario comunale distanziati oltre il metro imposto dal decreto. Assessori e consiglieri hanno partecipato in teleconferenza”.

Il distacco totale dall’attività di primo cittadino si declina in una settimana. Poi, l’avvio dello ‘smart working’ con collegamento del computer, da casa, per svolgere le principali e inderogabili mansioni di un sindaco.

Un mese di ‘segregazione’ in una camera – rilancia con un largo sorriso – Trenta giorni scanditi da poca televisione, qualche diretta streaming sul computer, la puntuale lettura dei giornali on line per tenermi informato e, poi, il pensiero fisso di ritornare alla mia quotidianità. Tutto sommato, non mi lamento. C’é di peggio!” esclama il sindaco di Cogne, scandendo un cordiale “arrivederci”.

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