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Afragola, una piccola Pompei coperta dai rifiuti

Fu scoperta nel 2005, ma adesso è coperta di rifiuti. Una piccola Pompei di diecimila metri quadrati, risalente a 1850 anni prima di cristo, fu scoperta durante gli scavi per la realizzazione di un collettore fognario a via Arena, nelle periferie di Afragola in provincia di Napoli. A pochi passi da questo posto, è stata costruita una delle più importanti opere ferroviarie d’Europa: la stazione dell’Alta Velocità disegnata dalla matita di Zaha Adid, inaugurata 3 anni fa dal premier Paolo Gentiloni. Adesso, di quel sito archeologico non c’è più traccia. C’è solo una enorme discarica di rifiuti. Per capire, bisogna riavvolgere il nastro della storia che ci porta ad’una quindicina di anni fa quando una ditta, mentre stava realizzando il nuovo collettore fognario Badagnano, dovette bloccare i lavori poiché dal terreno fuoriuscivano più di mille orme, pezzi di vasellame, resti di ossa animali, pezzi di legno appartenenti ad alcune capanne, ed un cappello di paglia.

I tecnici della Soprintendenza archeologica di Napoli, iniziarono con gli scavi per recuperare tutto quello che la natura aveva custodito per tanti secoli. Gli esperti, nell’approfondire la scoperta, notarono che quello nascosto per tanti secoli e coperto da cenere e lapilli, era un villaggio. Due riviste scientifiche, diedero ampio risalto al ritrovamento di Afragola, ritenendolo unico in assoluto. Lo studio, offriva importanti e rivoluzionarie riletture sia da un punto di vista antropologico, finalizzata alla conoscenza della preistoria in Italia, che geologico, in quanto il modo con cui sono state distrutte le capanne sotto le ceneri dell’eruzione, hanno consentito ai geologi di specificare meglio i tempi dell’eruzione delle pomici che raggiunsero la città di Avellino.

Inoltre, i ricercatori misurando le orme, sono riusciti a determinarne il sesso ed il peso di queste persone che per sfuggire dall’eruzione del Vesuvio che provocò nubi di cenere e lapilli, cercarono di raggiungere il mare.

Dopo aver fatto i rilievi, i lavori continuarono. Il cantiere fu lasciato a chi stava realizzando la rete fognaria, così come si vede dalle foto mostrate dall’architetto Paolo Sibilio, che ha sollevato il caso. Il collettore, passa proprio al centro del sito archeologico: dalle foto, si nota la colata di cemento per riempire lo scavo. Nel 2009, dopo 4 anni dal ritrovamento, la Soprintendenza di Napoli, nel ritenerlo un “unicum” in tutta Europa, pone un vincolo ai terreni. Adesso, quel luogo, è diventato un ricettacolo di rifiuti di ogni genere. Del sito archeologico, nemmeno l’ombra. Sul caso, potrebbe interessarsi la Procura della Repubblica di Napoli Nord, che già ha eseguito vari sopralluoghi. Secondo Sibilio“ la distruzione del sito, impedirà ai futuri studiosi che disporranno sicuramente di tecnologie migliori di adesso, di poter fare nuove scoperte. Purtroppo, si dovranno accontentare di ciò che oggi, la Soprintendenza ha dichiarato”.

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