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Afragola, in ginocchio il settore autobus turistico. Gli addetti: il governo si è dimenticato di noi

Un settore totalmente in ginocchio. È quello del trasporto autobus che ad Afragola conta una decina di aziende per un indotto di un centinaio di persone che attualmente sono praticamente fermi. Nessun autobus esce per trasportare persone in giro per l’italia e l’europa. Colpa della pandemia da coronavirus che ha distrutto una delle parti sane di terziario locale, e che aveva sostenuto bene i contraccolpi di mercato, ma che adesso però è stato azzerato dalle stringenti regole imposte dal governo centrale per contenere l’infezione. L’indotto dei trasporti turistici è legato al turismo che in Campania ha subìto il tracollo peggiore. Le aziende afragolesi, che da anni si sono distinte nel trasporto turistico, sono quasi crollate. Hanno sulle spalle, operai da mantenere, leasing degli autobus da pagare, spese di gestione e manutenzione degli stessi mezzi che, nonostante non producono nulla, bisogna sempre garantire l’efficienza, e per non parlare della svalutazione degli stessi. E, con il coronavirus, i tour operator hanno cancellato il 100% delle prenotazioni mandando all’aria anni di sacrifici. Insomma, quest’anno è davvero nero. Anche perché, il nuovo decreto per la ripartenza, prevede un numero abbastanza esiguo di trasportati. Facendo un esempio, all’interno di un autobus da 50 persone, ci andrebbero almeno 20. Se il mezzo ne può trasportare 20, allora minimo 7 persone. Con questi numeri, secondo gli operatori del settore, non si va da nessuna parte poiché i tour operator, non organizzano viaggi. Secondo Toni Di Stasio, titolare della Di Stasio Group “ siamo praticamente fermi. Le tasse le dobbiamo pagare lo stesso. Il governo si è dimenticato di noi. Le nuove norme non ci permettono di lavorare. Chiediamo che si faccia qualcosa per aiutare il settore che è praticamente morto”. Sulla stesso piano Luigi Cuccurese, titolare della Cuccurese viaggi: “noi siamo una piccola azienda e fino adesso abbiamo perso 7 mila euro netti. Ci hanno dimenticati. Noi paghiamo gli autisti con stipendi e contributi. Oggi non sappiamo come fare. Se non siamo morti di coronavirus, ci uccidono con le tasse e preoccupazioni ”. A tutto questo si aggiunge un fatto eclatante: ogni società che trasporta all’estero, cioè nell’ambito della comunità europea, deve aprire una partita iva estera. Nonostante l’emergenza coronavirus, chiedono alle aziende di trasporti ancora soldi senza sospendere i pagamenti, nonostante che gli autobus sono fermi da 3 mesi.

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