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Viaggio tra le architetture fluide della “Grande Mela”

C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile.

(Simone de Beauvoir)

Ed è New York la città più bella del mondo? Forse. Nessuna notte urbana è come la notte a New York. Ho guardato la città dall’alto dei grattaceli. Ed è allora che i grandi edifici perdono la loro realtà a la sostituiscono con poteri magici, diventando cosi immateriali che è come se esistessero solamente le finestre illuminate.

(Ezra Pound)

Una volta che siete vissuti a New York per qualche tempo e la città è diventata casa vostra, non c’è altro posto altrettanto bello. Qui si concentra tutto, popolazione, arte, teatro, letteratura, editoria, import, affari, assassinii, aggressioni di strada, lusso, povertà. E’ tutto di tutto. Va avanti tutta notte, è instancabile.

(John Steinbeck)

Nei panni degli altri

“Mettersi nei panni degli altri” – “nelle scarpe” per gli anglosassoni – è praticamente la religione di stato del buonismo. La frase descrive uno strumento di tipo “empatico”: l’uso di assumere, o far assumere, il punto di vista dell’interlocutore come una tecnica di persuasione. Il credo empatico è talmente radicato che lo si dà per scontato, senza esaminarlo.

“Se riesci a comprendere, a sentire, la mia visione del mondo allora dovrai per forza abbracciare la mia opinione”. 

Ma la tecnica funziona davvero? C’è una nuova e interessante ricerca i cui risultati suggeriscono che spesso ottenga esattamente l’opposto del risultato desiderato, facendo irrigidire le opinioni dell’interlocutore anziché ammorbidirle. Lo studio – Perspective Taking and Self-Persuasion: Why ‘Putting Yourself in Their Shoes’ Reduces Openness to Attitude Change, di Rhia Catapano, Zakary Tormala e Derek Rucker, i primi di Stanford e il terzo della Northwestern University – è stato fatto attraverso tre indagini compiute su un campione totale di 2.734 persone. I ricercatori – che amano molto il gergo sociologico – trovano che “assumere la prospettiva di qualcuno che sostiene una visione controattitudinale abbassa la ricettività di quella visione e riduce il cambiamento d’attitudine” – cioè, mettersi temporaneamente nei panni di un’altro può benissimo rafforzare anziché diluire l’opinione contraria.

Attribuiscono l’effetto al meccanismo della “congruenza dei valori”: “Individui che prendono la prospettiva dell’opposizione si trovano a concepire argomenti non congruenti con i propri valori, diminuendo la ricettività al cambiamento d’opinione”…Concedono che l’effetto “è attenuato quando le persone prendono la prospettiva di qualcuno che mantiene un’opinione controattitudinale, ma possiede un corredo di valori simili”. Per dire, va meglio quando predichi ai correligionari.

(FONTE, Il mercoledì di Rochester)

“Ad usum delphini” ovvero “Adatto agli incapaci”

La locuzione latina Ad usum Delphini – che oggi si usa per significare qualcosa come “adatto agli incapaci” -riguardava un Delfino molto particolare, l’incredibilmente nobile primogenito del “Re Sole” di Francia, Luigi XIV, e della Regina, Maria Teresa d’Asburgo-Spagna.

I nonni paterni furono Luigi XIII e Anna d’Austria, e quelli materni Filippo IV di Spagna ed Elisabetta di Francia. Siccome Elisabetta era sorella di Luigi XIII, mentre Filippo IV era fratello di Anna d’Austria, i genitori del Delfino erano doppi cugini di primo grado – e lui, l’erede, un distillato iperconcentrato del sangue più nobile del Continente. Una meraviglia!

Le Dauphin de France e sua mamma, Maria Teresa, appaiono sopra in un notevole quadro dipinto attorno al 1663 dal pittore di corte Charles Beaubrun. Essendo il ragazzino paragonabile a una sorta di bambino in provetta – una risorsa per tutta l’umanità – fu allevato con moltissima attenzione. All’età di sette anni venne tolto dalla balia e inserito d’improvviso nella società degli adulti. Charles de Sainte-Maure, duca di Montausier, fu suo governatore e il suo tutore fu Jacques Bénigne Bossuet, vescovo di Meaux, gran predicatore e oratore di Francia.

Questi, terrorizzati che la mente del loro protetto potesse essere contaminata da concetti disdicevoli, fecero produrre una lunga serie (64 volumi) di testi dei principali classici latini accuratamente epurati da ogni pensiero potenzialmente scabroso o comunque “inappropriato” – testi per l’appunto “ad uso del Delfino” come recitavano i frontespizi. I testi ripuliti vennero poi ristampati e utilizzati per secoli nelle scuole d’Europa e delle Americhe…

Forse non sorprenderà che il futuro Grand Dauphin – grande per la notevole stazza, non per l’abilità – crebbe con l’orrore degli studi. Già il terreno non era fertile poiché, come scrive lo storico Philippe Erlanger: “Aveva ereditato la docilità e la poca intelligenza di sua madre”. Morto prima del decesso del padre, non fu mai Re di Francia. Però, attraverso i propri figli, trasmise il suo sangue molto reale ad altri re ancora, garantendo la prosecuzione della linea di Borbone sul trono di Francia e l’instaurazione della dinastia borbonica in Spagna.

Bello il quadro però.

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