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Coronavirus, l’allarme è eccessivo?

Oggi, una giornata apocalittica: mezzi muniti di altoparlanti che hanno letteralmente seminato terrore tra la gente. Non da meno il comportamento dei media, televisioni in testa, che senza troppi scrupoli e con poca scienza, continuano a trasmettere paura, terrore , facendo la conta dei deceduti.

Intanto una Task Force di psicologi sono pronti a correre in aiuto di quanti, questo davvero è un danno reale provocato dal Coronavirus, stanno subendo gravi disturbi psichici.

Ovviamente anche a Collecorvino, paese dove vivo, stessa situazione. Addirittura da quel altoparlante velate minacce di reali possibilità di morte “anche a Collecorvino ci sono state due vittime” tra le altre frasi intimidatorie.

Un appunto doveroso: sarebbe opportuno far sapere al tizio che parlava, che gli abitanti di Collecorvino non sono “stupidi”. Solo gli “stupidi” fanno cose “stupide”.

Uscire di casa per una cosa stupida lo fa solo lo stupido ed in qualsiasi frangente, non di certo aspetta un divieto per infrangerlo.

Uscire di casa per motivi ludici o futili è ben altra cosa.

Ed ancora, tanto per essere chiari: i due deceduti, di 82 e 88 anni, erano affetti da patologie importanti insorte in epoca di molto precedente al contagio di questo virus.

Verrebbe da pensare ad un momento di gloria per quanti non ne possono avere in virtù di una propria cultura specifica. Verrebbe da pensare che l’informazione dovrebbe essere più accurata e con basi scientifiche.

Ma forse sarebbe chiedere troppo.

In ogni caso, non essendo nè uno scienziato nè un medico, ma nemmeno uno stupido e per non fare cose stupide, mi sono messo alla ricerca di testimonianze qualificate e basate sulla scienza.

Ho letto, cercato, navigato sulla rete, fatte telefonate e, dopo diverse ore di ricerca, e solo dopo per non essere stupido, mi sono messo a scrivere sulla tastiera senza necessariamente prendere in mano un microfono.

Quanto trovato mi ha lasciato riflettere e non poco. Pur senza sminuire l’importanza e la gravità di questo virus “che non si vede”, che strano! non mi risulta che altri virus sono visibili ad occhio nudo, ho deciso di riportare la testimonianza di un medico ospedaliero colpito dal virus il quale dice: “il momento è grave ma non deve essere ingigantito”

Il racconto del medico:

Sono un medico ospedaliero. Lavoro presso una Unità Operativa di Medicina Interna a Piacenza. La città in cui lavoro e risiedo dista meno di 15 km dal paese focolaio d’Infezione: Codogno (Lodi). Come molti sapranno l’inizio della situazione apocalittica che si è venuta a creare da queste parti risale a mercoledì 19 febbraio data in cui un giovane paziente veniva ricoverato presso l’ospedale di Codogno in Medicina per polmonite e febbre alta e poi per l’aggravarsi della insufficienza respiratoria, trasferito in Terapia Intensiva. Tale paziente è risultato positivo al test (tampone nasale e faringeo) per Coronavirus. Nei giorni successivi personale medico e sanitario ospedaliero ha accusato sintomi influenzali (faringite, rinite, tosse secca, febbre, lieve nausea). Essendo risultati alcuni di essi positivi sono subito scattate misure di contenimento ed isolamento e da lì sempre più severe anche per paesi limitrofi, poiché i casi di positività sono via via aumentati. Essendo l’ospedale di Codogno al confine sud della provincia di Lodi, ed essendo stato interdetto l’accesso al pronto soccorso di questo nosocomio, molti pazienti (tra cui tanti potenziali infetti dal virus) si sono riversati sui più vicini ospedali tra cui Piacenza.

E da qui parte la mia personale esperienza: in data 21 febbraio veniva ricoverata nel mio reparto una paziente anziana residente a Codogno con febbre alta, polmonite grave, il medico di guardia (mia moglie) visita la malata con tutti i presidi di sicurezza per lo più autoprocuratesi, isola la paziente e successivamente la fa trasferire in reparto più idoneo, il tampone darà poi esito positivo! Conseguentemente, sabato 22, tutto il personale venuto a contatto con la suddetta malata veniva sottoposto a tampone, io stesso perché convivendo con potenziale contagiata.L’esito del tampone dava negatività per tutti, tranne me!

La notizia fa presto il giro dell’ospedale e così, d’accordo coi colleghi delle Malattie Infettive, si decideva di fare un ricovero in ambiente isolato nel loro reparto. Nel frattempo altri sanitari del mio ospedale risultavano positivi, così come altri pazienti venivano scoperti positivi in Lombardia e regioni limitrofe, oltre che altri pazienti ricoverati a Piacenza per cause più disparate e sottoposti a test risultavano positivi con più o meno sintomi correlati alla sindrome da Coronavirus. Questa in breve l’evoluzione della diffusione che sta portando la cittadinanza di questa tranquilla città in cui risiedo dal 2006 a scene da guerra mondiale, con paralisi completa di attività produttive, commerciali, sociali , assalto ai supermercati e farmacie , coprifuoco completo.

Ma ora vorrei raccontare la mia vera storia clinica di questa infezione virale nella speranza che serva alla collettività di tutto il nostro bel paese per evitare la cosiddetta «psicosi da virus letale»! Partiamo dai miei potenziali contatti: in data 15 febbraio mi ero recato con famiglia e amici a Codogno per il carnevale (cittadina a cui sono particolarmente legato poiché vi ho lavorato in ospedale per 10 anni).

Qui assistevo in piazza alla sfilata dei carri conversando con caro amico ivi residente , entravo in un affollato bar per un caffè e, dopo qualche ora, sono rientrato a Piacenza. In data 20 e 21 febbraio ho avuto sintomi da raffreddore con rinite ma non febbre e nemmeno tosse, sono andato regolarmente al lavoro visitando , parlando e incontrando gente ovviamente ho condotto la mia normale vita sociale (palestra, ristoranti, hobby), stimo di aver incontrato decine di persone!

Bene avviandomi alla conclusione di questo racconto vi dico che: tutti i colleghi, e gli amici (compresa mia moglie e figlio) venuti a contatto con me non hanno, a distanza di 5 giorni, sviluppato sintomi, molti hanno già avuto esito del tampone negativo, altri in attesa ma molto probabilmente negativi (clinicamente stabili). L’amico di Codogno è febbrile in isolamento a casa in attesa di tampone! Io sto benissimo passato già da domenica 23 (giorno del mio ricovero) non ho nemmeno più raffreddore e nessun altro sintomo, probabilmente sarò dimesso e continuerò la cosiddetta quarantena (14 giorni) a casa da solo, mia moglie, che tornerà a lavoro a breve (sempre completamente asintomatica) starà col bambino dai suoi. Le conclusioni che traggo e che tutti voi potete trarre sono:

1) La malattia si comporta esattamente come la banale influenza e nella stragrande maggioranza dei casi è paucisintomatica, si risolve in 3-4 giorni senza esiti.

2) il contagio non è così semplice per fortuna (pensate solo al fatto che io ho starnutito più volte nello studio in cui lavoro a stretto contatto con colleghi) e si verifica più che altro nei confronti di pazienti anziani o pluripatologici, e la gravità dei sintomi è correlata a questa tipologia di soggetti.

3) Non tutti coloro che hanno sintomatologia influenzale banale devono fare il tampone, poiché è inutile sapere di essere positivi se non si verifica dispnea. Certamente però è utile indossare una mascherina di quelle semplici se si è a contatto con persone anziane o fragili!

4) l’imperativo categorico dev’essere tutelare gli anziani e seguire il vademecum diffuso dal ministero della salute sulle norme igieniche e comportamentali.

5) probabilmente il mio contagio è avvenuto in quel bar di Codogno super affollato con probabili molto ignari positivi, tra l’altro io stavo prendendo terapia antibiotica per problemino al dente del giudizio, quindi forse le mie difese immunitarie erano un po’ ridotte!

Trovo assolutamente spropositato il comportamento di molti media televisivi e leoni da tastiera che, in questi giorni, stanno alimentando il panico nella popolazione, mi auguro che i politici ascoltino testimonianze dirette di pazienti e personale sanitario che come me sono nel pieno del problema, senza strumentalizzare la situazione!

Un caro saluto alla mia bellissima terra d’origine, e state tutti tranquilli

E’ evidente che bisogna prestare molta attenzione, che bisogna rispettare i suggerimenti che sono stati dati dall’Istituto Superiore della Sanità, che bisogna uscire di casa solo per motivi di necessità improrogabili ma, è bene tenerlo a mente e averne la giusta considerazione, non possiamo vivere terrorizzati da un possibile contagio anche perchè, nel caso dovesse accadere, è più facile curarlo che subirne conseguenze estreme. Ovviamente per quanti immunodepressi, o con altre patologie importanti, il Covid – 19 potrebbe anche essere letale così come letale, negli anni passati e per gli stessi soggetti, lo o è stato una forte influenza. (intervista effettuata da Italia Oggi)

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